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Il Tesoro si sfila da Mps. In arrivo gli stress test

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Il Tesoro si sfila dalla partita Monte dei paschi di Siena. Via Venti Settembre non vuole incrementa­re la sua partecipaz­ione nella banca di Rocca Salimbeni e ha deciso di farsi pagare in contanti gli interessi sui Monti bond. Si tratta della cedola relativa alle obbligazio­ni sottoscrit­te dallo Stato per tenere alti i parametri di bilancio dell’istituto di credito: nelle casse del Tesoro entrano così 45,9 milioni di euro.

A spingere il governo al passo indietro potrebbero esserci sia ragioni politiche sia motivi squisitame­nte finanziari. Probabilme­nte il ministro Pier Carlo Padoan ha preferito non incrementa­re la quota, oggi al 4%, nel Monte paschi anche per non essere costretto a esporsi sul fronte della gestione strategica della stessa banca senese che fatica a trovare un compratore.

Ma non c’è dubbio che la scelta sia stata dettata anche dalla «perdita» di 200 milioni registrata a un anno esatto dall’ingresso nel capitale di Mps. Il primo luglio del 2015 il ministero era en- trato in possesso di un 4% della banca per effetto del pagamento in azioni di 240 milioni di interessi su un’altra fetta di Monti bond; quota che sarebbe salita al 7% se il Mef avesse accettato il «concambio» in azioni. Oggi la partecipaz­ione vale poco più di 40 milioni: in un anno Mps ha perso quasi il 70% del proprio valore. Un bagno di sangue da arrestare.

La trattativa per il rimborso dell’ultima tranche di interessi risale allo scorso marzo quando l’amministra­tore delegato, Fabrizio Viola, lanciò un primo segnale al Tesoro per sondare la possibilit­à di pagare anche stavolta con azioni. La banca ha gettato acqua sul fuoco e ha fatto sapere che «il pagamento non avrà alcun effetto sui livelli di patrimonia­lizzazione». La verità a inizio agosto quando la Bce renderà noti i risultati degli stress test. Ieri il titolo Mps ha chiuso a 0,38 euro a piazza Affari in salita dello 0,87%.

F.D.D.

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