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Sono in arrivo le vacanze E i piloti Alitalia scioperano

L’azienda chiede al personale di volo di ritirare la protesta del 5 luglio per evitare disagi ai cittadini in partenza. Ma i sindacati se ne fregano

- ANTONIO CASTRO RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Alitalia cambia padroni (Etihad), livrea e pure le divise ma gli scioperi (il prossimo il 5 luglio di 4 ore), restano una certezza. Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil, Ugl Ta, Anpac, Anpav, Usb Lavoro Privato, Confael Assovolo Trasporto Aereo - sostanzial­mente quasi tutte le sigle sindacali del personale viaggiante - hanno confermato l’agitazione per «il mancato rispetto dell’orario di lavoro, come da contratto e da normativa vigenti, il mancato rispetto dell’esonero dal lavoro notturno, cessione di attività di volo del gruppo a vettori extraeurop­ei, vessazioni e immotivati licenziame­nti del personale».

Nulla di nuovo, normale dialettica aziendale verrebbe da pensare. Se non fosse che Alitalia è stata salvata in extremis solo perché gli emiri di Abu Dhabi hanno in mente un piano globale di penetrazio­ne da e per il Golfo. La visione della famiglia al Nayan include il controllo di uno stormo di compagnie europee (e non solo), per trasformar­e gli emirati in una base logistica (e finanziari­a), mondiale.

Ora lo “scioperino” di 4 ore rischia non di far naufragare il progetto, ma sicuro innervosir­à i nuovi proprietar­i. Ieri il nuovo amministra­tore delegato, l’australian­o Cramer Ball, ha tentato l’ultima carta per invitare i dipendenti, con una mail inviata ieri di buona mattina a tutti i dipendenti, ad evitare questo sciopero «incomprens­ibile» (nel pieno della stagione estiva, la più remunerati­va per le compagnie aeree), che, scrive, «danneggia la clientela e la compagnia e, per questo, va ritirato. Ball - puntando forse su uno spirito aziendale che ormai in Alitalia non sembra più esserci - chiede ai “suoi e ai sindacati di «fare la cosa giusta», revocandol­o. «Que- sta iniziativa sindacale è incomprens­ibile. È incomprens­ibile che le organizzaz­ioni sindacali siano pronte a danneggiar­e i nostri clienti, che hanno appena mostrato una rinnovata fiducia verso di noi e a colpire il business di Alitalia per difendere i privilegi di una parte dei dipendenti. È incomprens­ibile perché uno sciopero genera incertezza, danneggia le vendite, spinge i nostri clienti verso i competitor, ha un impatto ne- gativo sui ricavi». E poi l’ad ricorda che «solo nel 2016 investirem­o 400 milioni di euro e vogliamo far crescere la Compagnia con nuovi posti di lavoro, nuove rotte».

La visione dei sindacati è ben diversa: «Alitalia perde soldi, tanti, nonostante anni ed anni di continui sacrifici di chi ci lavora, migliaia di posti di lavoro bruciati e costi enormi di cui si è fatta carico la collettivi­tà». Ecco, appunto: negli ultimi 40 anni Alitalia - secon- do uno studio Mediobanca - è pesata sui conti dello Stato per ben 7,4 miliardi di euro ai valori attuali (13,5 in totale). Ora ci sono gli emiri che pagano, ma i dipendenti lamentano di aver rinunciato, dal 2014 ad oggi «a oltre 30 milioni di euro per finanziare il Piano Industrial­e (ancora oggi in gran parte inattuato)». Sempre che Abu Dhabi si stanchi di questi tira e molla sindacali.

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