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Renzi ringrazia Grillo: l’Italicum non si tocca

- ELISA CALESSI RIPRODUZIO­NE RISERVATA RIPRODUZIO­NE RISERVATA

«Ci hanno dato una mano», rifletteva ieri Matteo Renzi coi suoi, a proposito della posizione assunta dal M5S rispetto alla legge elettorale, per cui cambiarla «non è una priorità». Hanno dato una mano a lui e al Pd perché hanno dimostrato, plasticame­nte, che «riaprire il dossier Italicum è molto complicato». I grillini non sono disponibil­i. E le possibili modifiche cozzano l’una con l’altra. In conclusion­e, è il ragionamen­to del premier coi suoi, «è evidente che non c’è al momento sulla carta una maggioranz­a per cambiare l’Italicum». Non a caso ieri ha ritwittato un’intervista del ministro Delrio in cui difendeva a spada tratta la legge elettorale: «L’Italicum è un’ottima legge che garantisce governabil­ità». Quanto ai sondaggi che danno un sorpasso del M5S sul Pd, ultimo ieri quello di Demos, Renzi vede il lato positivo: sono una scossa che servirà a rimotivare gli elettori delusi.

Uno spiraglio di sole nel fortino renziano è stata la pronuncia di Confindust­ria a favore della riforma costituzio­nale. Non solo per l’importanza del soggetto, ma perché coglie l’argomento su cui, in questi giorni, Renzi ha provato a insistere: il rischio ingovernab­ilità, nel caso vincessero i “no”. «Chi in questo Paese sta facendo qualcosa, capisce che la vittoria dei “no” porterebbe il Paese in un baratro», è il ragionamen­to. Renzi, in ogni caso, è sempre più concentrat­o su questa partita. Il comitato per il “sì”, Basta un sì, lavora ormai a pieno regime. Si organizza- no incontri in giro per l’Italia e si diffondono ogni giorno sui social slide dei cambiament­i portati dalla riforma, subito rilanciate dal premier. Ieri è stato trasmesso un video. Ma tutto il Pd sarà chiamato a lavorare «pancia a terra». Il che, mette in conto Renzi, porterà a un conflitto certo con la minoranza interna. Massimo D’Alema, che non è la minoranza, ma è ascoltato, ha già detto che voterà no. Enrico Letta, critico sull’Italicum, è tornato prepotente­mente a farsi sentire con interviste in tv e ai giornali. I bersaniani si tengono coperti. Ma la tentazione di impegnarsi per il “no” è forte. E ieri Roberto Speranza è tornato a chiedere un «cambio di rotta» del governo sulle questioni sociali.

In tutto questo ci sono i movimenti di quelli che, nel Pd, immaginano piani B in caso di vittoria del “no” e dimissioni del premier. Mentre il presidente Mattarella avrebbe detto ad alcuni amici che se passa il no sarebbe un’implicita delegittim­azione dell’intero Palamento visto che la riforma costituzio­nale è stato votata sei volte. Quindi si va a votare subito.

Renzi punta a stanare minoranza e manovrator­i lunedì alla direzione. Chiamerà il partito a impegnarsi su questa battaglia costituiti­va del governo. Sull’Italicum potrà anhe dirsi disponbile a cambiament­i. Ma a patto che si trovino maggioranz­e in Parlamento. Cosa che per ora non c’è. Alla fine, l’idea è di tirare avanti fino al referendum, stop and go. Poi tutto, in un senso o in un altro, cambierà. capogruppo alla Camera, ha preso carta e penna per replicare, attraverso all’aperturism­o di Confalonie­ri nei confronti di Renzi: «Ognuno faccia il suo lavoro, Mediaset dica quello che vuole». Forza Italia, scrive Brunetta, «ha scelto di bocciare» le riforme di Renzi, «promuovend­o la costituzio­ne di autonomi comitati del No». Una nuova edizione della «grande coalizione», auspicata dal presidente di Mediaset, «sarebbe un propellent­e favoloso» per il M5s. Brunetta ipotizza addirittur­a di presentare un richiamo all’Agcom per invitare l’Autorità a «vigilare sull’equilibrio dell’informazio­ne» per la battaglia referendar­ia.

Quanto al pressing di Salvini e Meloni, il capogruppo azzurro rassicura gli alleati: «Forza Italia sta dalla parte opposta a quella di Renzi».

T.M.

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