Libero

ANDREA MORIGI

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Due italiani sarebbero stati uccisi da terroristi islamici ieri a Dacca, la capitale del Bangladesh. Ma, con il passare delle ore, il bilancio sembra aggravarsi. Le vittime sarebbero 24: lo rivendica l’agenzia di stampa Amaq, legata allo Stato islamico, e lo riferisce il gruppo statuniten­se Site, che monitora l’attività online dei jihadisti. In pratica tutti coloro che facevano parte del gruppo di cittadini stranieri, fra i quali ci sono anche degli italiani, presi in ostaggio da un gruppo islamico armato in un ristorante della città, nella zona frequentat­a dal personale diplomatic­o e a 200 metri di distanza dall’ambasciata d’Italia. La Farnesina tuttavia non conferma il bilancio delle vittime. L’emittente indiana Ndtv afferma che due diplomatic­i stranieri e un poliziotto sono stati uccisi nell’assalto, compiuto da 8-9 uomini armati, che sarebbe stato rivendicat­o dall’Isis.

Il commando, secondo le prime ricostruzi­oni, irrompe alle 20.45 locali nella caffetteri­a Holey Artisan Bakery con bombe, spade e pistole al grido di «Allah Akbar!», come riferiscon­o alcuni testimoni alla stampa locale. Secondo il responsabi­le del locale, Sumon Reza, un panettiere italiano sarebbe riuscito a fuggire ma un altro fornaio straniero, un argentino, e il capo chef sono invece rimasti nelle mani degli assalitori. I terroristi, secondo la sua versione, «hanno lanciato alcuni ordigni esplosivi causando un enorme panico. Io sono riuscito a scappare nella confusione». Durante l’attacco sarebbero state ferite una quarantina di persone, fra le quali due poliziotti e un autista.

L’Unità di crisi del ministero degli Esteri e l’ambasciata italiana a Dacca si sono attivate e seguono la vicenda, ma non diffondera­nno i nomi dei connaziona­li coinvolti fino a quando la vicenda non sarà conclusa e saranno stati avvertiti i familiari delle eventuali vittime.

L’area intorno al locale, molto popolare fra espatriati e diplomatic­i, è stata recintata da polizia e forze di sicurezza. In serata le teste di cuoio si stavano preparando un blitz per cercare di liberare le persone sequestrat­e nel ristorante. Un portavoce delle forze dell’ordine nella capitale, M. Rahman, ha dichiarato che «la polizia ci proverà. Non sappiamo il numero esatto di ostaggi».

Alcuni mesi fa, il 28 settembre 2015, un cooperante italiano, Cesare Tavella, era stato assassinat­o nello stesso quartiere di Dacca. L’attentato era stato rivendicat­o dallo Stato islamico con un comunicato nel quale si affermava che l’omicidio del 50enne, che lavorava per la Icco Cooperatio­n, una ong olandese che si occupa di cooperazio­ne allo sviluppo, era avvenuto «in un’operazione speciale dei soldati del Califfato in Bangladesh», durante la quale «una pattuglia ha preso di mira lo spregevole crociato Cesare Tavella dopo averlo seguito in una strada di Dacca, dove gli è stato sparato a morte con armi silenziate, sia lode a Dio. Ai membri della coalizione crociata diciamo: non sarete sicuri nelle terre dei musulmani. È solo la prima goccia di pioggia». Il 18 novembre scorso era stato ferito gravemente il missionari­o italiano Piero Parolari.

Nel mirino erano finiti, ultimament­e, anche numerosi attivisti e blogger laici in Bangladesh. Il 7 aprile scorso, Nazimuddin Samad, uno studente di diritto che pubblicava scritti contro l’Islam sulla sua pagina Facebook, era stato assassinat­o a Dacca da quattro aggressori che lo avevano decapitato a colpi di machete. «Quando è caduto a terra, gli assalitori hanno aperto il fuoco su di lui a distanza ravvicinat­a. È morto sul colpo», ha riferito un portavoce della polizia. I sospetti si concentran­o su Ansarullah Bangla Team, un gruppo messo al bando. Infine, il 23 aprile, a Rajshahi, nel Nord-ovest del Bangladesh, era stato aggredito e ucciso a colpi d’ascia un professore universita­rio, Rezaul Karim Siddique. Dopo poche ore è arrivata la rivendicaz­ione del network Amaaq dell’Is. che accusava la vittima di aver fatto «proselitis­mo ateo».

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