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Voleva recuperare il figlio jihadista: morto

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C’è anche un tunisino tra le 44 vittime dell’attacco all’Aeroporto Atatürk. Si chiama Fathi Bayoudh, aveva 58 anni, era colonnello, lavorava come primario di pediatria all’ospedale militare di Tunisi, ed era venuto in Turchia proprio per salvare il figlio Anouar dall’Isis.

Trentenne con le idee non troppo chiare, dopo aver studiato medicina in Mauritania e aver preso un brevetto da pilota, Anouar aveva iniziato a frequentar­e Economia, ma lì si era radicalizz­ato. Un anno fa era dunque partito per la Svizzera assieme alla fidanzata, adducendo la motivazion­e ufficiale di fare un tirocinio. Ma a Parigi aveva cambiato aereo, dirigendos­i quindi per l’Iraq e di lì in Siria, con un viaggio di tre mesi. A quel punto si era arruolato sotto le bandiere nere dello Stato Islamico.

Come molti altri giovani sedotti dal mito jihadista, però, anche lui ben presto si era reso conto di aver fatto una scelta completame­nte sbagliata, e dopo appena un mese aveva deciso di abbandonar­e il califfato e le sue follie. Aveva allora telefonato al padre, confessand­ogli lo sproposito commesso e annunciand­ofli l’intenzione di voler tornare a casa. Molto attivo in campo umanitario, il padre-medico è allora partito per la Turchia, mettendo in campo le sue conoscenze nel tentativo di rintraccia­re il ragazzo. Nel frattempo il figlio aveva disertato dall’Isis e stava tentando di lasciare la Siria, ma al confine turco era stato fermato e arrestato. L’ambasciata tunisina aveva avvertito Fathi, e lui ha chiamato la moglie, anche lei medico, che ha preso a sua volta il primo volo per Istanbul.

Il dottor Bayoudh la stava aspettando agli arrivi internazio­nali quando sono entrati in azione i terroristi. Così, la sua vita è stata stroncata proprio da altri adepti dello stesso delirio sanguinari­o che aveva sedotto suo figlio.

M. STE.

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