Libero

Una storia nera scritta da donne

La madre di Ignoto 1, Marita, i due «segugi» e la signora Gambirasio: le protagonis­te sono tutte femmine

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Madri e giovani mogli infedeli. Padri che di colpo scoprono di non esserlo mai stati, e figli che non hanno mai conosciuto il padre che li ha concepiti.

La fine di Yara e il destino del muratore condannato per averla uccisa, ruotano anche intorno a questi scenari. E alle figure femminili che hanno costellato questa storia nera. Donne con i loro segreti. Segreti legittimi e inconfessa­bili che però, quando è tardi vengono a galla mescolati alla tragedia e per mano di altre donne che indossano la toga.

Allora eccola la prima in elenco: Ester Azuffi, 68 anni, alta, mora e ancora bella. È la madre di Ignoto 1 alias Massimo Bossetti, costretto a scoprire di essere nato dalla relazione extraconiu­gale (mai ammessa) di lei con un autista morto.

Quanto la si è cercata questa madre dalla doppia vita. La si è cercata senza neanche sapere se fosse ancora al mondo o soltanto dimenticat­a in una delle sperdute valli della Bergamasca. Lei, che era la chiave di tutto. Alla fine la si è trovata questa madre misteriosa. Scoprendo che aveva taciuto. Muta per quasi 4 anni dall’omicidio di Yara. Non una parola su quel figlio concepito (nel 1970) fuori dal matrimonio con l’autista Giuseppe Guerinoni; quel figlio che la Procura cercava e indicava come l'assassino.

È ottobre 2011 quando irrompe il fantasma di Ignoto1. Yara è morta da un anno. Sugli slip e sui leggins c’è il Dna di chi l’ha uccisa. È un uomo senza nome. Di lui c’è un fotogramma che ne traccia il profilo. Anzi di più: è come se si vedessero i suoi occhi azzurri, il colore dei capelli biondi, la statura. Impossibil­e, con tutte queste informazio­ni, alzare le mani e dichiarare il caso irrisolto. Lasciare che quell’uomo così ben identifica­to non abbia nome e possa continuare una vita impunita.

A Ignoto1 si arriva leggendo il Dna (incollato a un francoboll­o) di Giuseppe Guerinoni: autista di Gorno defunto nel ’99 a 61 anni. A Clusone (Bergamo) ha lasciato Laura (la vedova) e i tre figli. Ma nessuno di loro, si scopre, è l’assassino. Il Dna lasciato su Yara è di un altro. Un figlio illegittim­o dell’autista. Ma avere quell’impronta genetica è come avere un duplicato criminale senza identità. Bisogna trovare la madre! Il codice genetico di Ester, prelevato nel luglio 2012, resta archiviato insieme con quello di altre 524 donne che negli anni hanno avuto contatti con l’autista Guerinoni. Il 14 giugno 2014 quel Dna di Ester viene comparato con quello di Ignoto. La scienza dice che combacia. Bingo! È così che si arriva a suo figlio Massimo Bossetti. «La scienza può sbagliare», dichiara perentoria quasi subito mamma Ester. Mentre al processo si avvale della facoltà di tacere.

Ester e poi Marita Comi: la moglie di cui lui: Massimo Bossetti, è costretto a sentirsi sbattuti in faccia i tradimenti. Quarantuno anni, bella, bionda: Marita, dopo una prima arrabbiatu­ra verso il marito arrestato e la suocera che ha taciuto la relazione extraconiu­gale, assume il ruolo della moglie guerriera. Sceglie di difendere la sua famiglia. E lo fa nonostante gli iniziali dubbi sull’alibi del marito. Marita difende il suo Massi al punto di auto-attribuirs­i, davanti alla Corte, la paternità delle ricerche a luci rosse sul computer.

Mamma di tre bambini, si espone senza esitare. Non abbassa lo sguardo e, senza badare alle critiche, si presenta in Tribunale sulla Porsche guidata dal consulente della difesa e, a pagamento, concede interviste e dice che il marito è innocente.

Dunque le toghe e ancora le donne a decidere il destino di Bossetti: Letizia Ruggeri, 50 anni, lo mette sotto accusa. Antonella Bertoja, presidente della Corte, infligge la condanna.

La pm Letizia Ruggeri è di turno la mattina del 27 novembre 2010 quando viene formalizza­ta la denuncia di scomparsa di Yara. Per quanttro anni la pm dà la caccia all’assassino e porta avanti la sua indagine tra difficolà e critiche. Ex poliziotta, minuta e scrupolosa, dopo gli anni ’90 passati a fare il pm ad Agrigento, la dottoressa Ruggeri scova Ignoto 1 e poi Massimo Bossetti.

Madre di una bambina, il giorno dell’arresto del muratore, chiama la famiglia Gambirasio. Risponde Maura Panarese, la mamma di Yara. Maestra d’asilo, 50 anni, resta in silenzio da subito. Insieme col suo dolore e un impegno: proteggere gli altri tre figli. Tanto esile quanto determinat­a, Maura arriva in aula una sola volta per deporre: «Yara era il sale della nostra vita», dice alla Corte, «l’imputato è per noi uno sconosciut­o e questo è un sollievo».

C. LOD. M arita Com i, m oglie di Bossetti Ester Arzuffi, m adre di Bossetti Letizia Ruggeri, pm Antonella Bertoja, giudice M aura Panarese, m adre di Yara

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