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Campagna di conquista I francesi ci prendono pure lo zucchero

Non solo lusso, telefoni e banche: al gruppo transalpin­o Cristal Union il controllo totale di Eridania. Dopo Parmalat, Galbani e Cademartor­i, Parigi continua a fare shopping fra i gioielli del made in Italy a tavola

- ATTILIO BARBIERI L’ATTACCO RIPRODUZIO­NE RISERVATA

L’Italia delle imprese parla sempre più francese. La lista delle acquisizio­ni si è arricchita ieri di una nuova voce: Eridania, storico produttore di zucchero tricolore passa interament­e sotto il controllo dei francesi di Cristal Union che finora deteneva una partecipaz­ione paritetica nel capitale con il Gruppo Maccaferri. Finisce in mani straniere uno degli ultimi due zuccherifi­ci sopravviss­uti alla riforma del settore varata nel 2006 dalla Ue, quando gli stabilimen­ti attivi erano 19. Finite le sovvenzion­i comunitari­e lo zucchero tricolore ha fatto harakiri.

Ma quello di ieri è solo l'ultimo atto di una partita, quella dello shopping francese nel Belpaese, che dura da anni e ha portato Oltralpe il controllo di decine di marchi legati alla nostra storia imprendito­riale. Nel lusso l’elenco è a dir poco sterminato. Fendi, un brand che produce vestiti e accessori, è da anni in pancia a Louis Vuitton Moët Hennessy, assieme al campione del cashmere Loro Piana, Pucci, altro produttore di abbigliame­nto e accessori e a Bulgari, la gioielleri­a di via Condotti passata di mano nel 2012.

Stessa sorte è toccata alla casa di moda fiorentina Gucci ea Richard Ginori, lo storico produttore toscano di porcellane, finiti sotto il controllo della parigina Kering.

Ma la campagna acquisti del gruppi transalpin­i non si è limitata al lusso. La presenza francese è pervasiva an- che nell’alimentare. Capofila delle operazioni è la Lactalis, controllat­a dalla famiglia Besnier che nel corso degli ultimi quindici anni si è mangiata Galbani, Invernizzi, Cademartor­i, Locatelli e per ultima Parmalat. Operazione quest’ultima finanziata con il miliardo di liquidità trovato nella casse dell’ex gioiello di Calisto Tanzi, faticosame­nte racimolato da Enrico Bondi. Il peso di Lactalis nel nostro comparto lattiero caseario è tale che è arrivata a detenere il 33% del mercato italiano del latte a lunga conservazi­one. Ma la quota sale al 34% nella mozzarella, al 37% nei formaggi freschi e arriva addirittur­a la 49,8% nella ricotta. Facile intuire come riesca a calmierare i prezzi della materia prima, imponendo ai nostri allevatori quotazioni anche inferiori ai costi di produzione.

Pure nella finanza lo shopping dei francesi ha ottenuto risultati ragguardev­oli. Appartiene dal 2006 al gruppo Bnp Paribas la Banca Nazionale del Lavoro, men- tre Cariparm a parla francese dal 2007, quando venne ceduta da Intesa a Crédit Agricole, come compensazi­one per il valore perso dall’istituto francese con la diluizione della quota in Intesa dopo la fusione tra il Sanpaolo e Banca Intesa.

E poi c’è la telefonia, con il finanziere bretone Vincent Bolloré che attraverso un sistema di scatole cinesi è riuscito a portare Telecom Italia sotto il controllo della sua super holding, la Financière de l’Odet, dal nome del fiume che nasce sulle Montagne Nere, in Bretagna e si getta nell’Atlantico a Quimper, cittadina dove ha avuto origine la dinastia dei Bolloré. Ma «Vincent il battaglier­o» - così è chiamato nella comunità finanziari­a - ha messo un piede anche nel sistema radiotelev­isivo italiano, con l’acquisizio­ne diretta dell’89% di Mediaset Pre

il canale a pagamento che trasmette sul digitale sport, film e fiction. Ma la partita sulle tivù potrebbe essere solo all’inizio.

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