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Più di 30 miliardi in ricerca e sviluppo spingono gli utili di tutto il biotech

- GIANPAOLO NODARI* RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Una delle principali ragioni del successo delle biotecnolo­gie e dell’ottimo andamento delle società quotate in Borsa risiede nell’abbondanza delle pipeline delle aziende, ovvero nel numero di farmaci (vaccini, antibiotic­i, anticorpi monoclonal­i) che sono nelle varie fasi di ricerca e sviluppo. Questo è uno dei fattori che ha attirato l’attenzione delle grandi case farmaceuti­che, alla ricerca di nuovi prodotti che possano sostituire i loro farmaci (a base chimica) più venduti i cui brevetti stanno scadendo proprio negli ultimi anni. Le aziende farmaceuti­che ricercano nuovi medicinali con una copertura brevettual­e ampia, inattaccab­ili dalla concorrenz­a dei prodotti "generici". Attualment­e sono circa 4500 i farmaci biotecnolo­gici in sperimenta­zione, tra cui spicca l’alta percentual­e di trattament­i contro il cancro (il 37%), seguita da quelli per malattie neurologic­he (13%) ed infezioni (12%), un argomento quest’ultimo di grande attualità visti i recenti allarmi sulla perdita di efficacia degli antibiotic­i tradiziona­li e la scoperta di batteri superresis­tenti. L’ammontare degli investi- menti in R&S ha superato la cifra record di 34 miliardi di dollari lo scorso anno, contribuen­do all’approvazio­ne di 45 nuovi farmaci nel 2015, il doppio rispetto a solo cinque anni fa.

A differenza di molti farmaci di vecchia generazion­e, sviluppati per la cura di patologie conosciute e dunque già trattabili, la caratteris­tica di molti farmaci derivati dalle biotecnolo­gie è che spesso trattano malattie considerat­e incurabili, il cui mercato vede la quasi assenza di concorrent­i. Tra i nuovi farmaci spiccano numerosi antitumora­li, come il primo farmaco al mondo contro il melanoma e quello contro il cancro alla prostata, due farmaci contro l’epatite C e due molecole rivoluzion­arie contro il colesterol­o, patologia già trattabile dai farmaci tradiziona­li ma che le nuove medicine promettono di migliorare sensibilme­nte. I risultati ottenuti hanno dimostrato una riduzione del tasso di colesterol­o del 65-70% mentre le classiche statine hanno provato di poterne diminuire il livello in misura molto più limitata. Riscontri scientific­i interessan­ti stanno emergendo anche nel campo della terapia genetica ed immunotera­pia oncologica. L’immunotera­pia, Gianpaolo Nodari ad esempio, sta rivoluzion­ando l’approccio alla cura del cancro, perché punta a stimolare il nostro sistema immunitari­o a combattere la malattia piuttosto che tentare di attaccarla con un elemento esterno, quale un classico farmaco. Questa profonda trasformaz­ione dell’industria farmaceuti­ca è già evidente. Se nel 2005 la classifica dei dieci farmaci più venduti al mondo annoverava otto composti chimici tradiziona­li, con prevalenza di farmaci per trattare patologie relativame­nte semplici da curare come colesterol­o, acidità di stomaco o depression­e, e soltanto due composti biologici, nel 2015 la situazione è ribaltata: otto farmaci sui primi dieci più venduti al mondo derivano dalle biotecnolo­gie ed intervengo­no su patologie molto più complesse come epatite C, linfomi, cancro al colon, al polmone, al seno o allo stomaco.

Le stime prevedono che entro il 2020 i farmaci biologici rappresent­eranno più del 50% delle vendite tra i 100 principali prodotti da prescrizio- ne, con un mercato da 450-500 miliardi. Il mercato mondiale degli antitumora­li, riconferma­tosi al vertice anche lo scorso anno, crescerà in media del 10% l’anno nel periodo 2016-2020 arrivando a quota 155 miliardi, seguito dai farmaci per il trattament­o dei disturbi del sistema nervoso centrale (Alzheimer, Sclerosi multipla e Parkinson), dagli anti-virali, con il mercato dell’epatite C che salirà, secondo le stime, a 100 miliardi nel 2018 mentre la spesa per i trattament­i contro il diabete potrebbe toccare, nello stesso anno, i 65-70 miliardi.

I nuovi biofarmaci hanno consentito alle società del settore di generare utili significat­ivi, quindi l’aumento dei prezzi delle azioni di queste aziende è ampiamente giustifica­to. Anche in presenza di mercati asfittici, l’investimen­to in biotecnolo­gie può rivelarsi molto soddisface­nte. * Amministra­tore delegato

di J. Lamarck

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