Libero

IL RIMPIANTO DI GILMOUR

L’ex Pink Floyd confessa: «Volevo essere un Beatle»

- LEONARDO IANNACCI RIPRODUZIO­NE RISERVATA

David Gilmour ama l’archeologi­a: stasera e domani sarà in scena al Circo Massimo di Roma, poi calcherà i sassi epici del teatro naturale di Pompei (7-8 luglio), infine risalirà all’Arena di Verona (10 e 11 luglio). Un mini-tour musicale con, annesso, un ripasso di storia dell’arte per questo imperatore della chitarra che fa parte pure lui della storia (del rock).

Gilmour non vive di passato, però: cerca sempre di sfuggire, di andare oltre quel concetto di «David, l’ex Pink Floyd» che l’accompagna da sempre. Nel suo modo di toccare le corde della Gibson Les Paul non c’è assolutame­nte nulla di polveroso o decadente e la sua vitalità artistica lo porta a vivere immerso nel presente: le ombre dei Pink Floyd appartengo­no al tempo che fu e lui, imperturba­bile, fa di tutto per esorcizzar­le quando gli si cita il mito del «fluido rosa»: «Alla gente piace aggrappars­i alle cose del passato, ma viverlo non fa per me e non mi alletta neppure l’idea di stadi stracolmi e interminab­ili calendari di concerti come facevamo con la band. La musica è divertimen­to con gli amici e con il pubblico che mi ha sempre seguito. I Pink Floyd? Appartengo­no al secolo scorso».

Gilmour resta per tutti un grande maestro della sei corde. Lo ha confermato nell’ultimo album solista Rattle that lock (Sony Music), da mesi al top negli Usa e in Inghilterr­a. Della sua verve se ne accorgeran­no stasera i 26.000 fan presenti al primo dei due show romani, entrambi inseriti nell’ambito del «PostePay Rock in Roma Fest», il cui cartellone comprende anche Duran Duran, Iron Maiden e Bruce Springstee­n. David Gilm our (1946), ex frontm an e chitarrist­a dei Pink Floyd, è attualm ente in tour in Italia com e solista [Kevin Westenberg]

Ma il passato, malandrino, torna sempre: dopo il Circo Massimo, Gilmour ha in programma un doppio show a Pompei dove i Pink girarono un epico film nel 1971. Brividi? «No, soltanto piacere di tornare in quel luogo. Con gli altri Pink Floyd amammo esibirci in quell’anfiteatro. Accettammo per divertimen­to e fu una buona scelta perché venne fuori un bel film. Certo, oggi trovo un po’ curioso e imbarazzan­te rivedermi com’ero allora. Ma questo è un problema solo mio».

La filosofia attuale di questo mago delle sei corde è quella del carpe diem: «Vivo il presente. Ascoltate il mio ultimo al-

bum. In tutte le canzoni nuove c’è l’individuo del 2016 in perenne ansia, impegnato in una lotta contro le difficoltà della vita»

n brano evidenzia tale concetto nell’ultimo cd solista: A boat lies waiting, dove riaffiora il ricordo di Rick Wright, il Pink Floyd scomparso nel 2008 per un tumore a cui Gilmour e Nick Mason avevano dedicato l’album dei Pink Floyd The endless river. Spiega David: «La canzone l’avevo scritta molto prima che Rick morisse. Il piano di quel pezzo se ne stava infatti su un vecchio MiniDisc, inciso 18 anni fa. In sottofondo i vagiti di mio figlio Gabriel che oggi è, appunto, diciottenn­e. A

Polly quel suono ha evocato il rollio di una barca sul mare. Quel mare che Rick, da navigatore, amava più di ogni altra cosa. Tra i Pink Floyd, Richard era il mio compagno preferito»

ggi il chitarrist­a che ha firmato uno dei dischi più celebrati della storia della musica moderna, The Dark Side of the Moon, vive con una serenità quasi singolare dopo l’esistenza vorticosa e piena di eccessi che ha attraversa­to: «Ho 70 anni e mi basta l’amore della famiglia e la gioia di poter registrare musica anche alle quattro del mattino. Ho acquistato una casa galleggian­te del 1911, si chiama Astoria, e l’ho trasformat­a

in studio di registrazi­one. Lì incido quando voglio, anche canzoni scritte da mia moglie Polly. La mia musa».

Chiediamo, infine,. se può avere rimpiantiU uno come lui che si è già.assicurato un posto specialeOn­el Paradiso del rock: «Non ne ho. O forse ne ho uno soltanto: se non fossi stato un Pink Floyd mi sarebbe piaciuto essere uno dei Beatles. Nel 1967, anno del nostro primo disco, li incrociava­mo agli Abbey Road Studios di Londra. Ci passavano vicino e noi ragazzetti ancora sconosciut­i a darci di gomito: ehi, ma quelli sono i Beatles! Ho imparato tutto da Paul. John, George e Ringo».

«Sì, i talent sono diventati il luogo in cui si valorizza una dote con impegno e sacrificio».

È appassiona­ta di serie tv. La sua preferita?

« 24. Mi sono piaciute molto anche True Detective, Orange is the new black, Homeland e Narcos ».

Facciamo un bilancio della passata edizione dell’Isola?

«Guardo gli ascolti e il gradimento del pubblico, per questo dico molto bene. Le polemiche e le critiche fanno parte del mio lavoro». Ci sarà anche l’anno prossimo? «Sì, dovremmo essere in onda primavera prossima».

 ??  ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy