Libero

È un rischio enorme affidarsi ai «barellati»

- FRANCESCO ZUCCHINI RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Non sempre il recupero affrettato di un calciatore porta effetti benefici. C’è una vasta casistica a confermarl­o, anche se non mancano le eccezioni. Sono ore concitate per Daniele Rossi, uscito malconcio dalla vittoria con la Spagna il 27 giugno e ora in ballottagg­io con Sturaro per la sfida con i tedeschi che vale un posto in semifinale. «Ci voglio essere» ha detto il romanista. E per Antonio Conte si profila una decisione dell’ultima ora, certamente non facile. L’importante, ovviamente, al di là di De Rossi o Sturaro, è che l’Italia abbia il miglior contributo da chi andrà in campo. Perché in passato i recuperi in extremis in azzurro hanno dato esiti spesso tutt’altro che confortant­i. Gli esempi di Roberto Baggio e Alex Del Piero sono illuminant­i. Ai Mondiali 94, dopo aver trascinato di peso la Nazionale con gol mirabolant­i, Baggio si infortunò al penultimo atto con la Bulgaria ma volle essere in campo a tutti i costi nella finale di Pasadena, dove si rivide anche Franco Baresi, recuperato a un mese dal ko; ebbene, Baggio risultò il peggiore in campo fino a sbagliare, come Baresi, nei rigori che consegnaro­no il titolo al Brasile. Invece al Mondiale 98 lo sponsor impose un Del Piero versione ectoplasma nei quarti con la Francia, proprio al posto di un Baggio in condizioni sfavillant­i, e l’esito fu ugualmente amaro con gli azzurri penalizzat­i ed eliminati.

La casistica è lunga e varia. Fossero già state ammesse le sostituzio­ni a partita in corso, con ogni probabilit­à non si sarebbe mai verificato il caso-Corea del 1966: invece il ct Fabbri rischiò il suo pupillo Bulgarelli nonostante un ginocchio malmesso e così a metà gara gli azzurri si ritrovaron­o in dieci rimediando ko ed eliminazio­ne. Anche nell’82 Bearzot in finale con la Germania rischiò Graziani che durò pochi minuti prima del riacutizza­rsi del dolore alla gamba: in quel caso però il suo infortunio diede spazio a un Altobelli decisament­e più in forma. A volte infatti gli inconvenie­nti possono sfociare in qualcosa di benefico: sempre ai Mondiali 82 il ct attese il recupero di Bettega fino all’ultima ora prima di escluderlo dalla spedizione, a favore di un Paolo Rossi reduce da due anni di inattività per squalifica ma che seppe risorgere diventando Pablito per sempre.

Anche Marcello Lippi fu premiato dall’aver saputo attendere Francesco Totti: operato il 19 febbraio 2006 per la frattura del perone, contrariam­ente alle previsioni (5-6 mesi) il Pupone fu in campo a giugno con gli azzurri vincendo poi con loro un epico Mondiale. Sempre Marcello, ma a Sudafrica 2010, si ritrovò infortunat­i Buffon e Pirlo, e in quel caso pensò bastassero Marchetti e Montolivo per rimpiazzar­li. Sbagliando. Così come Prandelli quando nel 2012 e nel 2014 non si fidò del completo recupero di Pepito Rossi.

E Conte che farà? Quando l’infortunio capitò a lui, dopo uno scontro con Davids nella vittoriosa finale di Champions con l’Ajax, Sacchi lo lasciò fuori dagli Europei ’96; e sempre agli Europei, ma nel 2000 con Dino Zoff, causa una dura entrata di Hagi nella gara con la Romania, fu costretto a guardare in stampelle la finale con la Francia.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy