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Nibali e Aru, la strana coppia del Tour de France

Froome è il grande favorito: il duo azzurro dell’Astana progetta lo sgambetto, ma le gerarchie non sono chiare

- FEDERICO DANESI MONT SAINT-MICHEL (FRA) RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Il cielo promette pioggia in Normandia, condizioni ancora peggiori di quello sbarco che è stato pure rievocato dal Tour de France nella sfilata inaugurale. Il clima giusto per dare pepe ad un prologo che tale non è nemmeno, visto che si arriverà in volata dopo quasi 190 km. La Sky, senza nasconders­i troppo, aveva preannunci­ato imboscate fin da oggi ma forse così non sarà però intanto fa capire bene che atmosfera si respiri in quello che si annuncia come il Tour più incerto degli ultimi anni.

Una decina di atleti che possono, a buona ragione, pensare di arrivare sul podio a Parigi e nessuno che si senta di scommetter­e al 100% su Chris Froome che pure alla vigilia ha ostentato sicurezza. «Partiamo tutti sullo stesso piano, ma credo che Quintana sarà l’avversario più tosto», ha detto convinto. Intanto, per,ò ha dalla sua la forza di quello che arriva col numero 1 sul dorso perché negli ultimi tre anni due volte il migliore è stato lui (e la terza l’ha colto la sfortuna), la forza di una squadra pari ad una corazzata, con tre come Landa, Thomas e Henao che da altre parti sarebbero capitani, la forza dei nervi distesi di chi è conscio dei suoi mezzi. Sorride raramente Froome, ancora meno lo fa Nairo Quintana che pure sa di essere ad un bivio perché il Giro d’Italia in bacheca e due secondi posti qui non sono sufficient­i. Giusto o sbagliato che sia, ha preparato solo questa corsa e ci arriva in condizioni perfette, come Alberto Contador che pure non la vince dal 2010 e anche quella volta in fondo è come se non l’avesse fatto, ché il doping ha cancellato tutto.

Ma nel mazzo di chi punta al bersaglio grosso ci sono un paio di francesi come Pinot e Bardet che hanno una nazione a spingerli, non foss’altro per i 31 anni che passano dall’ultima vittoria dei galletti. C’è Richie Porte che in BMC si ritrova già un avversario come Van Garderen e in fondo nella terza settimana cala sempre, c’è pure Daniel Martin che sogna in grande anche se grande mai lo è stato veramente. E ci sono i due dell’Astana, all’ultima recita insieme prima che Nibali emigri in Bahrain a farsi i soldi e rico- struirsi un futuro. Dice che correrà in appoggio ad Aru, piombato qui come un islandese per la prima volta a Riccione. Non conosce le salite, non conosce la carovana, non conosce le insidie che un Tour presenta come conto ogni giorno. Eppure si è preparato con due stage al Sestriere e confida nel compagno che vede come amico. Però almeno sulla carta la squadra è divisa a metà e ad unirla forse non basterà nemmeno l’esperienza di Beppe Martinelli.

Comincerem­o a capire qualcosa in più alla fine della prima settimana con i due tapponi pirenaici che offrono nel menù Tourmalet e Peyresourd­e, oltre all’arrivo di Andorra con una salita finale che arriva dopo altre cinque. Poi l’arrivo al Mont Ventoux che evoca tragedie e passione, come la vittoria di Marco Pantani, la lunga crono del giorno successivo a La Caverne du Pont Arc, lo sconfiname­nto in Svizzera che offre anche un duro arrivo in quota, le ultime due tappe sulle Alpi con il Monte Bianco e l’arrivo a Morzine dopo aver scalato tra l’altro il Col de Joux Plane.

Lì, forse solo lì, sarà tutto scritto e molti giurano che bisognerà aspettare fino alla fine come nei migliori gialli.

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