Libero

Solo lo Spirito Santo salverà Roma

La sindaca continua a dimagrire per lo «stress da giunta». Gira in Punto, preferisce l’ufficio del M5S al Campidogli­o e si fa benedire da Francesco

- PAOLO EMILIO RUSSO SUI DOCUMENTI SI FIRMA «SINDACA»

La politica ingrassa e non è soltanto una questione di stipendio generoso. Virginia Raggi fa eccezione pure in questo. Dal giorno del trionfo in poi, anzi, sembrerebb­e essersi dimenticat­a di mangiare: nei pantaloni del tailleur blu di ordinanza, quello dei manifesti, indossati ancora per la visita al Rabbino capo di Roma, ci entrava letteralme­nte due volte. Idem nei “pinocchiet­ti” dello stesso colore esibiti - con una punta di coraggio - sul palco del teatro Argentina, giovedì. Saranno le ansie da Giunta-che-non-si-trova o le continue riunioni col “mini-direttorio”, fatto sta che la «sindaca» non mangia (quasi) mai.

Già, perché la «sindaca» come primo atto ha dato l’im primatur e sulla carta intestata sarà definita proprio così: «Sindaca». Le prime ordinanze, protocolla­te il 23 e il 25 giugno, sono «della sindaca». «È un termine cacofonico, ma l’Accademia della Crusca lo ha sdoganato…», ha spiegato lei stessa alla scuola di Polizia tributaria. Il problema non sono la sua carta intestata o la targa per la porta dell’ufficio con vista sui Fori, ma le carte d’identità prestampat­e, i certificat­i, i moduli per i cittadini: i dipendenti comunali si stanno arrangiand­o come possono, correggono a mano la “o” in “a”, ma i risultati non sono sempre dignitosi.

UNA DONN A IN BLU

Il fatto che l’avvocato Raggi si stia consumando è reso ancora più evidente da una «scelta stilistica»: Virginia sta riutilizza­ndo gli stessi vestiti acquistati all'inizio della campagna elettorale, mantiene quei colori (specie il blu) e quello stile che l’hanno trasformat­a da consiglier­e comunale con stivali poco adatti alla sua altezza in stella della politica, l’hanno proiettata dalla poltrona del parrucchie­re sotto casa (Milo Bellucci) alle interviste con Christiane Amanpour. Unica concession­e rispetto al 19 aprile, anche a causa delle temperatur­e, sono le scarpe aperte.

«Il cambiament­o è iniziato», si affretta a chiarire dal suo profilo Facebook. Ma la macchina del cambiament­o, evidenteme­nte, ha bisogno di scaldare i motori e farli girare per un po’ a vuoto, come i diesel di una volta. Tutto, in realtà, è fermo: la questione dei rifiuti è affrontata come un’emergenza (vengono spediti in altre città del Lazio), i problemi del trasporto pubblico vengono risolti ricorrendo al lavoro straordina­rio (e più pagato, quindi insostenib­ile) degli addetti. «Ce la faremo, era tutto previsto», minimizza Raggi. Ci vorranno mesi per far capire ai «romani dove vanno a finire i loro soldi», a rendiconta­re le spese su internet: il Comune non sa nemmeno quanti immobili possiede. E gli sprechi per «un miliardo»? Dopo.

«Prendiamoc­i i tempi giusti, coinvolgia­mo più persone possibile», è il mantra che ripete la sindaca. Il Movimento 5 stelle sa che a Roma e Torino si sta giocando la possibilit­à di governare il Paese, che ora deve «includere» piuttosto che «escludere». Se il suo predecesso­re Ignazio Marino si era asserragli­ato nell’ufficio, messo contro tutti, dalla burocrazia capitolina alle gerarchie vaticane, la nuova sindaca cerca di arruo- lare la città nel «grande progetto» di cambiament­o. Così sta democristi­anamente aprendo canali con tutte le realtà, dai mercatini equosolida­li (dove ha cominciato la sua attività) alle banche con le quali intende «ricontratt­are il debito». Raggi offre posti di governo alle diverse “sensibilit­à” nel suo partito, compresa a quella “nemica” di Roberta Lombardi e Luigi Di Maio, e prova a risarcire l’uomo che sarebbe potuto essere Virginia Raggi durante la visita di ieri in Vaticano dove è andata con i genitori e il figlio. Sopra un docum ento, pubblicato da «Il Tem po» con la correzione da «sindaco» a «sindaca»: la prim a cittadina fa correggere al fem m inile tutti i docum enti del Cam pidoglio [Ansa]

Prima l’Università Pontificia, poi la Sinagoga, due camere ardenti, il Teatro Argentina, infine, nonostante fossero iniziate le vacanze estive, l’udienza col Papa. La sindaca ha avuto un appuntamen­to pubblico al giorno, inframmezz­ato da continui colloqui con aspiranti assessori, coach. Non ci sono le biciclette e i vigili di scorta, nessun codazzo: «Virginia» gira sul sedile posteriore di una (vecchia) Punto grigia senza nemmeno il lampeggian­te da up e banchetti. con le «voci della periferia» ed ha ricevuto la benedizion­e papale e un appello allo Spirito Santo: «Ne avrò bisogno», ha risposto. Con lei c’era lo staff.

Virginia non è mai sola. È questa la prima conseguenz­a di un ruolo così delicato, quella che più ha colpito l’avvocato nato nel quartiere San Giovanni e residente nella borgata Ottavia, dove era solita fare la spesa al centro Gulliver ma non si vede da un po’. Non è solo una questione di telefono rovente - che si può pur sempre spegnere, a patto che un vice sia raggiungib­ile dal Viminale -, ma, soprattutt­o, di stress. Il sindaco di Roma è infatti costretto a interagire con decine di persone, dal momento in cui esce di casa fino a quando ci ritorna a tarda sera. «Non ho mai un secondo per stare sola, riflettere…», si è confidata. La senatrice Paola Taverna la accompagna spesso negli spostament­i in auto dal Campidogli­o alla sede del Comitato nel quartiere Ostiense, dove Raggi ha incontrato i dirigenti delle partecipat­e dal Municipio e la maggior parte degli assessori o potenziali tali. Lì si è mangiata qualche tramezzino e frutta.

NIEN TE DIMISSIONI

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