Libero

Il nuovo capo Ue: «Cambiamo tutto»

- di CLAUDIO ANTONELLI

Robert Fico è dal marzo scorso il premier slovacco. Oltre a essere un socialista, prima comunista, da ieri è il capo della Ue. Il suo Paese ha assunto la presidenza del semestre - a Brexit ancora calda - e Fico ha rilasciato la prima dichiarazi­one ufficiale. «Ci sono politiche migratorie che devono essere etichettat­e come fallite. I sondaggi mostrano che i cittadini non sono d’accordo. Pensiamo che debbano essere rifocalizz­ate e ridefinite». Parole pesanti che fanno il paio con quanto Fico aveva dichiarato ai primi di giugno, quando partecipò al suo primo incontro internazio­nale. «La possibilit­à di una disgregazi­one è molto più probabile di una eventuale integrazio­ne», aveva spiegato, «Non facciamo l’errore di pensare che davanti a noi ci sono due varianti equivalent­i: la frammentaz­ione della Ue oppure la sua maggiore integrazio­ne. La prima variante al momento ha molte più condizioni di avverarsi della seconda. E tutto questo perché», aveva detto Fico molto lucidament­e, «l’Unione in questo momento si presenta come una entità indecifrab­ile, che usa una lingua incomprens­ibile, incapace di dare una risposta su come fronteggia­re questo trend». Insomma, la Slovacchia ha messo in agenda la volontà di ridiscuter­e il trattato di Dublino con tanto di riforma della richiesta di asilo da parte di clandestin­i e immigrati. E sul fondo c'è da scommetter­e che i Paesi dell’Est, capeggiati da Fico, faranno pesare l’ondata che si è scatenata dopo il «sì» al referendum di Londra.

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