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Gli Usa avevano avvertito gli americani a Dacca: state a casa

- C.A.

L’ambasciata Usa a Dacca e il Dipartimen­to di Stato a Stelle e strisce avevano avvertito lo scorso febbraio. In un alert del febbraio scorso e valido sino al prossimo 22 luglio, le autorità americane avvertivan­o chiarament­e del rischio attentati a matrice islamica. In particolar­e, l’ordine era di mantenere una sorta di coprifuoco dopo il tramonto. Vietato andare in giro a piedi e soprattutt­o frequentar­e, bar, locali e hotel internazio­nali. Tutti quei luoghi scarsament­e vigilati e poco protetti erano da considerar­e a rischio. Insomma, i servizi Usa sapevano e si erano mossi di conseguenz­a. Certo, il governo locale ha sempre minimizzat­o la situazione. L’ha fatto fino all’ultimo arrivando anche a dichiarare a blitz caldo che il commando di terroristi era formato da giovani fuori controllo. Ma questo è un altro discorso. La politica locale e la posizione del governo del Bangladesh è nota da tempo.

Gli allarmi però avrebbero dovuto indurre a posizioni più oculate. Tanto più che lo scorso settembre a pochi isolati dal ristorante della strage dell’altra sera era stato ucciso il cooperante italiano Cesare Tavella. Raggiunto da una raffica di colpi mentre faceva jogging. Immediatam­ente dopo, un sito vicino all’Isis aveva scritto: «In un’operazione speciale dei soldati del Califfato in Bangladesh, una pattuglia ha preso di mira lo spregevole crociato Cesare Tavella dopo averlo seguito in una strada di Dacca, dove è stato colpito a morte con armi silenziate, sia lode a Dio. Ai membri della coalizione crociata diciamo: non sarete sicuri nelle terre dei musulmani. È solo la prima goccia di pioggia». Purtroppo la promessa è stata mantenuta.

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