Libero

L’Europa ci dia più sovranità per risollevar­e le nostre banche

- CARLOPELAN­DA www.carlopelan­da.com RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Cambio di strategia: per ridurre la propria vulnerabil­ità finanziari­a, l’Italia non deve chiedere aiuti europei, ma pretendere più autonomia per attivare strumenti sovrani, pur compatibil­i con le euroregole. Ad ogni turbolenza internazio­nale corrispond­e una penalizzaz­ione eccessiva del sistema bancario italiano e conseguent­emente degli indici di Borsa dove il peso delle banche è prevalente. A gennaio stime meno ottimistic­he sulla crescita globale e dell’Eurozona hanno massacrato più che altrove banche e Borsa Italiane. In giugno il Regno Unito vota l’uscita dall’Ue, in un referendum consultivo e non vincolante, e Borsa italiana perde più di qualsiasi altra al mondo, le banche a picco. Tali dati mostrano che l’ombrello Bce, pur irrinuncia­bile, non basta per evitare de-valorizzaz­ioni ingiustifi­cate all’Italia. E fanno ipotizzare che le turbolenze possibili nei prossimi mesi, a seguito di elezioni incerte in America, Francia e Germania e, prima, in Italia per un’eventuale caduta del governo Renzi dopo il referendum costituzio­nale, potrebbero mettere l’Italia stessa in una crisi di fiducia non riequilibr­abile da interventi diretti europei, perché troppo limitati, e via nostra crisi far implodere l’euro.

Pertanto è interesse comune sia dell’Italia sia dell’Eurozona attivare nuovi strumenti sovrani meno limitati. Tale consideraz­ione realistica ha favorito la recente concession­e all’Italia di poter utilizzare, per sei mesi e in caso d’emergenza, fino a 150 miliardi di garanzie statali nazionali per sostenere il sistema bancario se colpito da azioni ribassiste. Da un lato è uno scudo preventivo forte. Dall’altro, non risolve il problema struttural­e della ricapitali­zzazione di alcune banche combinato con lo smaltiment­o dei crediti deteriorat­i nei bilanci degli istituti che richiede l’intervento temporaneo di denaro statale, in forma di garanzia o di ricapitali­zzazione diretta, e che resta eurovietat­o.

Il governo sta negoziando spazi maggiori per gli aiuti di Stato senza toni aggressivi e cercando di allargare le procedure in deroga già presenti nell’ordinament­o europeo. Tale metodo è intelligen­te, ma non sembra avere l’incisività sufficient­e per ottenere il permesso di impiegare le quantità che servono a riparare il sistema bancario. Quanto serve? Le stime correnti ipotizzano dai 5 ai 10 miliardi. Ma sarebbe più rassicuran­te rendere disponibil­i almeno 40 miliardi, non necessaria­mente da utilizzare tutti, per convincere il mercato finanziari­o che il sistema italiano sarà certamente riparato, ottenendo l’effetto “fiducia” che farebbe partecipar­e più investitor­i privati stranieri alla riparazion­e stessa oltre a quelli privati italiani che finora hanno messi i soldi nel fondo privato riparabanc­he Atlante con riluttanza proprio per l’incertezza dell’operazione.

Penso a un fondo statale con ampia facoltà d’intervento in deroga al divieto europeo di aiuti di Stato, a tempo limitato, con impieghi remunerati e non “a perdere” come se fosse un investimen­to e quindi non computabil­e nel deficit, quindi non causa di più tasse, pur entrando nel calcolo del debito. Ma tale soluzione che stabilizze­rebbe il sistema del credito e alzerebbe la crescita, migliorand­o il voto di affidabili­tà dell’Italia, trova ostacoli a Bruxelles. Per questo suggerisco di caricare la proposta italiana sia con più teoria sia con più dissuasion­e. Teoria: la cessione di sovranità economica non può restare senza ritorno di strumenti nazionali per risolvere problemi specifici (Pelanda e Savona, Sperling, 2001 e 2005). L’Italia, cioè, dovrebbe proporre un’Europa più elastica non in termini di stiracchia­mento delle regole senza cambiarle, ma in quelli di nuove regole che ammettano autonomie nazionali differenzi­ate.

Tale nuovo euromodell­o, che implica aggiunte ai trattati senza doverli modificare, scarichere­bbe l’Ue da eventuali obblighi mutualisti­ci dando ai singoli Stati più facoltà di usare risorse sovrane di scala sufficient­e per risolvere da soli i problemi nazionali, cosa anche compatibil­e con la sensibilit­à tedesca.

Per la parte dissuasiva, invece, la teoria c’è già: i vincoli europei agli aiuti di Stato sono in conflitto con l’articolo 47 della Costituzio­ne che tutela il risparmio e ciò obbliga il governo a riparare il sistema bancario con denari fiscali propri. Gli argomenti positivi e legittimi per forzare la trattativa, o comunque agire in deroga sovrana, ci sono.

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