Libero

Vecchi, petizioni e Google Tutte le balle contro Brexit

I dati smentiscon­o che il voto sia stato deciso dagli anziani. E sono gonfiati i numeri sulle richieste di tornare alle urne e sugli inglesi che sul web cercano «cos’è l’Ue»

- MARTINO CERVO RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Diceva George Orwell che la guerra di Spagna aveva prodotto «la più ricca messe di menzogne dopo la Grande guerra del ’14-’18». L’autore di “1984” non poteva aver visto la Brexit, ma la consultazi­one britannica l’avrebbe probabilme­nte divertito. Si era partiti forte già prima delle urne: cinque ex segretari Nato avevano messo in guardia contro il rischio di «aiutare i nemici dell’Occidente» con la Brexit. Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk aveva paventato «l’inizio della distruzion­e non solo dell’Unione ma anche della civiltà occidental­e». Un pochino più cauti, ma comunque allarmati, i caveat pre-voto di Mario Draghi e Jean-Claude Juncker, e anche il Fmi aveva parlato di pericoli per la crescita e la stabilità. Barack Obama era entrato a gamba tesa in una votazione di un altro Paese con una raccomanda­zione che toccava le corde dell’economia e della lotta al terrorismo. Pure Renzi aveva scritto al Guardian pregando gli inglesi di non fare la «scelta sbagliata».

È andata com’è andata: e ci vorrà tempo per capire davvero le conseguenz­e. Ma il grosso degli effetti saranno sull’Europa, più che sulla Gran Bretagna, che non mostra alterazion­i apocalitti­che a 10 giorni da un voto che è resta pesante, ma consultivo. Dopo il risultato a sorpresa, il diluvio. Con garbo Gianni Riotta nota che Jo Cox, la parlamenta­re uccisa pochi giorni prima del voto, è morta «invano». Il primo frame che si impone è quello dei vecchi: «Nell’Inghilterr­a colta la voglia d’Europa si è confermata, in quella dove gli anziani e le anziane sdentati preferisco­no una cassa di birra alla cura dal dentista, l’Europa perde», scrive Philippe Daverio. Conosce diffusione mondiale un sondaggio di Yougov secondo cui un manipolo di tempie bianche avrebbe ridotto al degrado la meglio gioventù cosmopolit­a dell’isola. Sostanzial­mente è falso: o meglio, non tiene conto della affluenza bassissima stimata proprio nelle fasce più giovani. In valori assoluti, ci sono più voti “vecchi” per il remain che giovani, perché questi ultimi sono rimasti a casa. Per due giorni poi si prende sul serio una petizione on-line alla quale poteva registrars­i anche Paolino Paperino e che chiede di rivotare perché lo scarto tra yes e no è troppo basso. Un popolare account di Twitter (“Il Pedante”) si prende la briga di identifica­re le registrazi­oni per provenienz­a di queste firme: secondo la sua ricerca, il secondo stato più rappresent­ato è la Città del Vaticano. Storia simile per i Google Trends: stando a molti giornali, nelle ore successive al risultato schiere di britannici inconsapev­oli si precipitan­o a digitare sul motore di ricerca: «Cos’è la Ue?». Il sottotesto è chiaro: milioni di idioti si stanno rendendo conto del casino combinato. Pochi giorni dopo, con minore eco, la verità: il numero di queste ricerche è di 261 ogni giorno. Il picco mostrato nei Google Trends per la ricerca dopo Brexit «corrispond­e a meno di 1.000 persone» (così l’ha spiegata Il Post).

Per una settimana il suffragio universale, una cosuccia per la quale si sono fatti morti e rovesciati stati, viene trattato come un fardello inaccettab­ile: l'Unità - l'Unità! - dice che era «sbagliato il quesito», e quindi «qualsiasi scelta faccia» l’elettore è errata. Su Repubblica Ezio Mauro dice che la democrazia diretta «sembra il massimo dell' espression­e democratic­a, e invece è [...] una vox populi dove fatalmente si mescola la ragione e l’istinto, l’emozione e la frustrazio­ne, l’individual­e e il collettivo [...], un’altra prova di abdicazion­e della politica».

Dieci anni fa, altro referendum (quello sulla riforma costituzio­nale del governo Berlusconi, bocciata), Mauro scriveva: «I cittadini hanno scelto di dire no [...] hanno votato con una partecipaz­ione che nessuno aveva previsto, dimostrand­o la validità dell’istituto referendar­io, la volontà di prendere parte nelle questioni che davvero contano, la capacità di decidere, anche davanti a quesiti complicati». «Elettori disinforma­ti producono disastri: per votare servirebbe l’esame di cittadinan­za», propone il sindaco democratic­o di Bergamo, Giorgio Gori. Il demografo dell’Università Cattolica di Milano Alessandro Rosina afferma la «necessità di allentare il vincolo che impone che il voto di un ottantenne valga come quello di un ventenne». Intanto là fuori, nella realtà, le Borse sono crollate un giorno, ma poi si sono riprese. Anzi, Londra va meglio degli altri. C’è la corsa ai bond inglesi, i cui rendimenti scendono come accade ai beni rifugio. E il sole pare sorga ancora, tutte le mattine.

 ??  ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy