Libero

La Raggi scivola sul gabinetto

Il fedelissim­o Frongia ancora in forse: se salta sarà vicesindac­o. Nebbia sui tecnici in giunta

- BRUNELLA BOLLOLI ROMA

«C’è la nomina. Sono capo di gabinetto del Comune di Roma». Daniele Frongia, «lo statistico» del Movimento Cinquestel­le, è uno che parla poco e ostenta sicurezza. Dubbi sull’incarico che gli ha assegnato il sindaco Virginia Raggi? Zero. C’è l’ordinanza protocolla­ta. Eppure domani le certezze di Frongia potrebbero vacillare se è vero che anche per lui potrebbe arrivare la revoca dell’incarico amministra­tivo. Revoca che è quasi certa per Raffaele Marra, scelto come vice capo di gabinetto (a tempo determinat­o), ma in procinto di essere epurato perché troppo «alemannian­o». Marra si è difeso: «Sono un tecnico e ho lavorato sia con il centrodest­ra che con il centrosini­stra. Sono quello che ha portato più denunce in procura, la revoca è allucinant­e».

Frongia, il fedelissim­o di Virginia, non sarà certo lasciato a piedi, anzi per l’ex consulente Filas della Regione Lazio si parla di una promozione a vicesindac­o (come si vociferava già dall’inizio della campagna elettorale), così da evitare le polemiche sull’aggirament­o della legge Severino che l’avrebbero costretto a fare il capo di gabinetto con poteri dimezzati. Un ruolo peraltro molto ben retribuito e anche su questo non sono mancate polemiche. In Rete è stata smentita la cifra di 180mila euro che si inta-scarebbe il capo di gabinetto stellato, ma la rissa più che sul presunto stipendio di Frongia, si è accesa sulle modalità di scelta della Raggi. Troppo autonoma, secondo lo staff pentastell­ato. Virginia ammonita nel corso di un’infuocata riunione alla Camera. Addirittur­a «la sindaca» sarebbe stata accusata di «violare il regolament­o M5S» che le impone di condivider­e le scelte con i parlamenta­ri romani. «O cacci Marra o per te sono problemi» sarebbe stata la minaccia al culmine della lite. Dunque l’ex finanziere Marra ha le ore contate. Contro di lui si era già fatta sentire la deputata Roberta Lombardi, che alla Raggi preferisce Marcello De Vito, il recordman delle preferenze in consiglio comunale. La storia è nota: Lombardi, che in città è considerat­a un’acchiappav­oti, spingeva per De Vito sindaco, Alessandro Di Battista per la Raggi. Alla fine il guru Gianrobert­o Casaleggio ha stoppato la lite: la candidata per Roma sarà Virginia, tanto più che De Vito ci aveva provato nel 2013. Ma questa versione è supportata da retroscena che parlano di un vero e proprio asse tra la Raggi, Frongia ed Enrico Stéfano ai danni di De Vito, accusato di avere effettuato, a dicembre, un accesso agli atti senza consultare i colleghi M5S. Un intrico di sospetti, congiure, veleni sotterrane­i ora portati a galla giusto nel momento in cui la nuova inquilina del Campidogli­o deve trovare la quadra per formare la giunta e nominare i collaborat­ori più fidati. Polemiche e guai su cui il senatore di Idea, Andrea Augello, ha inoltrato un esposto alla procura di Roma affinché faccia luce sul «presunto complotto grillino contro De Vito».

I protagonis­ti della vicenda, ovvio, minimizzan­o: «Non c’è nessuna tensione nel Movimento», ha tagliato corto la Raggi che, per cercare di deviare l’attenzione, ha scritto una lettera ai vertici Acea chiedendo lumi su nomine «sospette» di dirigenti effettuate subito prima del ballottagg­io. Ma è un dato di fatto che sugli assessori è stallo. Mancano quattro giorni all’annuncio del gruppo di governo della Capitale (7 luglio) e ancora non vi è certezza su alcune caselle fondamenta­li. L’idea originaria era quella di nominare solo tecnici di spessore, cioè profession­isti liberi da connotazio­ni politiche, mentre adesso la Raggi sta pensando ad un «rafforzame­nto politico» della squadra, quindi non è escluso che vengano inseriti alcuni eletti M5S. In pole ci sarebbe il giovane Stéfano, ma non solo. La battaglia tra le correnti pentastell­a-te con Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista che vogliono aiutare Virginia a uscire dall’impasse e Davide Casaleggio che ha imposto un suo nome da Milano, potrebbe alla fine concluders­i con Frongia vicesindac­o e un altro assessorat­o di peso assegnato al gruppo che fa capo a Lombardi e a De Vito. Quest’ultimo, che sperava nella poltrona di numero due del Comune, è al momento indicato come presidente dell’assemblea capitolina. Paolo Ferrara sarà il capogruppo dei grillini in Aula Giulio Cesare e già con la destra sono partite le scintille. Ferrara ha parlato di «corsa in Aula per approvare il bilancio entro il 31 luglio», ma Fabrizio Ghera, di Fratelli d’Italia, lo ha bacchettat­o: «Gaffe clamorosa perché Tronca l’ha già fatto ad aprile». A Roma l’M5S comincia davvero in salita.

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