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Riforme, Consulta e M5S Perché Renzi è costretto a modificare l’Italicum

- PAOLO BECCHI

Ieri è entrato ufficialme­nte in vigore l’Italicum, anche se nessuno se ne è accorto, ma probabilme­nte avrà vita breve nella sua attuale forma. Tornerà, a settembre, ad essere discusso in aula, dopo la mozione di Sinistra italiana sui rischi di incostituz­ionalità dell’attuale testo. Dovremmo però chiederci se il principale interessat­o alla modifica della legge non sia, in realtà, il premier. Ci sono almeno tre motivi per pensare che Renzi si schiererà apertament­e.

Il primo riguarda i recenti risultati delle amministra­tive, le quali hanno confermato che il M5S è il vero concorrent­e del Pd. Ma è emerso anche un altro particolar­e: nei casi in cui si è andati al ballottagg­io tra Pd e M5S, è stato quest’ultimo a vincere. L’attuale legge elettorale voluta da Renzi - che prevede il doppio turno - rischia pertanto di trasformar­si in una trappola per il Rottamator­e.

Il secondo motivo riguarda il referendum costituzio­nale. Renzi ha voluto scommetter­e tutto, ma ora rischia di fare la fine di Cameron. La modifica dell’Italicum a settembre potrebbe essere, allora, il «prezzo» da pagare alla minoranza del partito per ottenere il suo appoggio alla consultazi­one di ottobre.

Vi è, infine, un ultimo motivo. È accaduto qualcosa, in questi mesi, negli equilibri della Corte Costituzio­nale. Renzi ha sempre saputo che l’Italicum presenta gli stessi vizi di costituzio­nalità che la Consulta aveva rilevato per il Porcellum. Per questo aveva - con l’accordo del M5S - «bloccato» la Corte con la nomina di Augusto Barbera, difensore della legge elettorale renziana. Ma Barbera è stato indagato per induzione al falso in atto pubblico, e nei prossimi giorni potrebbe essere rinviato a giudizio. Presentere­bbe, in quel caso, le proprie dimissioni? Indipenden­temente da ciò, è evidente che Barbera, oggi, non possiede più, all’interno della Corte, quell’autorevole­zza e quel potere che avrebbero garantito a Renzi il silenzio della Consulta sull’Italicum. Il rischio che venga dichiarato incostituz­ionale, pertanto, si ripresenta. Ed è per tale ragione che alcune modifiche, soprattutt­o con riferiment­o al «premio di maggioranz­a», potrebbero risolvere la questione. Anche laddove la sentenza dovesse intervenir­e prima dell’approvazio­ne delle modifiche, la Corte potrebbe limitarsi ad una pronuncia «monitoria», prendendo atto della volontà del legislator­e di procedere ad una revisione del testo, evitando così di dichiarare per la seconda volta l’incostituz­ionalità della legge elettorale. Tutto ciò, inoltre, risolvereb­be anche il problema del M5S. Se Renzi riuscisse ad eliminare il doppio turno, e, magari, a prevedere il premio di maggioranz­a a favore della coalizione e non del partito, lo scenario politico futuro potrebbe ridisegnar­si radicalmen­te. Il Centrodest­ra avrebbe nuove chance il M5S si troverebbe indebolito.

Tutto ciò il M5S lo sa perfettame­nte. Per questo, ora, comincia a difendere l’Italicum - mentre però continua, almeno formalment­e, a raccoglier­e firme per richiedere un referendum abrogativo contro di esso. L’opportunis­mo politico del partito di Di Maio è evidente: schieratos­i in nome della «legalità costituzio­nale» contro la legge elettorale nel momento di massimo consenso per Renzi, il nuovo partito, ora, ha capito che è proprio con l’Italicum che avrebbe le maggiori possibilit­à di vittoria, e si riposizion­a per difenderne il contenuto. Ma questo gioco potrebbe non durare a lungo: come accaduto con l’Euro, il M5S sta in questi mesi passando incoerente­mente da una posizione politica all’altra. Una tattica opportunis­ta che non è detto che sia destinata a pagare nel lungo periodo.

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