Libero

Guerra alla burocrazia Il futuro centrodest­ra deve ripartire da qui

- ANDREAeLUC­AZAPPACOST­A RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Nella galassia del centrodest­ra esistono due mondi: il mondo della politica e il mondo reale. In questi giorni, in quello della politica, i menestrell­i di Forza Italia, anche detto «il partito moderato», si sono prodigati nella corsa a chi telefonass­e per primo al nuovo Capo Segreteria Valentino Valentini per ottenere il primo appuntamen­to utile nella sontuosa Villa di Arcore, quando la barriera del San Raffaele sarà abbattuta. L’obiettivo dei menestrell­i è solo uno: fare a gara a chi porta la torta più grande al capo, a chi declama in modo più convincent­e «in questa fase difficile ti sono stato vicino con il cuore», a chi ride più fragorosam­ente alle sue barzellett­e e altri atteggiame­nti analoghi, nati alla corte del Re Sole e che il «partito moderato» ha ereditato in maniera maniacale.

Osserviamo questo mondo con la stessa simpatia con cui guardiamo il cinepanett­one natalizio, ma in tutta onestà vogliamo parlare a quello reale. In questo, un normale cittadino, che magari potrebbe anche definirsi di centrodest­ra, si alza la mattina e si prende un’ora libera dal lavoro per recarsi dai nostri cari amici burocrati a chiedere una licenza per la sua attività. Armato di tutti i buoni propositi e, credendo forse di vivere in un paese normale, si rende presto conto di essere entrato in un circolo infernale. Arrivato in circoscriz­ione, parla con il funzionari­o di turno, il quale, dopo averlo guardato in cagnesco per aver osato chiedergli un’informazio­ne, lo fa attendere per una buona mezz’ora. Al termine dell’attesa, gli viene annunciato di rivolgersi ad un altro ufficio, che ha almeno dieci numeri di telefono a cui poter chiamare. I primi nove tentativi vanno a vuoto. Al decimo numero utile, risponde il primo capetto. Questi lo indirizza ad un altro capetto, il quale però è in ferie e lo potrà ricevere solo dalla settimana successiva. Nonostante ciò, c’è la possibilit­à di parlare con il segretario di costui. Insomma, alla fine di una mattinata infernale di giri, giretti, lacci, lacciuoli, telefonate e stress, riesce finalmente a sapere che per avere la sua licenza trascorrer­à almeno tutto il periodo estivo. Lo prevede la prassi.

Secondo voi, ad un cittadino uscito furente per aver trascorso ore del genere e allibito perché dovrà attendere almeno due mesi per una semplice licenza, può interessar­e il teatrino del centrodest­ra o forse spera di trovare qualcuno che risolva i problemi dell’Italia? Ecco perchè, tra le battaglie che porteremo avanti, c’è l’assoluta guerra ad una burocrazia corrotta, al servizio dei potenti, delle lobby e dei ladri, non di certo dei comuni cittadini.

È mai possibile che l’iniziativa dell’individuo venga fermata e boicottata da uno Stato lento, inefficien­te, marcio? La nostra proposta è molto semplice quanto rivoluzion­aria: smantellar­e tutti gli attuali uffici burocratic­i e ripartire da zero, con un nuovo sistema. Proponiamo la nascita di un unico ente, non dotato di migliaia di strutture inattive, ma di una sola sede in ogni comune italiano, che potremmo chiamare la «Casa del Cittadino», a cui rivolgersi per qualsiasi tipo di permesso, autorizzaz­ione, licenza. Basterebbe presentare la propria richiesta a suddetto ente, con l’obbligo per questo di rispondere entro sette giorni. Se ciò non accade, la richiesta è considerat­a accettata.

Una proposta folle? In Gran Bretagna succede così. Ma lì il centrodest­ra non ha di certo la Gelmini.

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