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Circa 400 esuberi Occhio che il Qatar molla Meridiana

Per il quinto giorno di fila centinaia di dipendenti della compagnia sarda si mettono in malattia. Non accettano l’accordo di salvataggi­o. Cancellati i voli e due milioni di danni. Se gli arabi fanno marcia indietro a spasso in duemila

- CLAUDIO ANTONELLI RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Da cinque giorni un’ondata di malattie più che sospette tra i dipendenti di Meridiana sta lasciando a terra decine di voli (ieri oltre trenta) e passeggeri infuriati. Ma soprattutt­o sta creando una situazione esplosiva col rischio che il fondo del Qatar intenziona­to a prendersi la società sarda faccia armi e bagagli e torni in Patria. Tanto più che martedì è stato indetto uno sciopero da alcune sigle che rifiutano l’accordo sottoscrit­to tra azienda, sindacati e arabi nemmeno una settimana fa. I circa 400 esuberi sebbene accettati sulla carta ai dipendenti non sono andati giù e ai numerosi piloti non deve garbare l'idea di tagliarsi lo stipendio in futuro. Ieri soltanto due piloti sono entrati in servizio a Cagliari. Gli altri hanno dato forfait. Risultato? Da Olbia non sono partiti gli aerei diretti a Verona, Linate, Fiumicino, Malpensa e Venezia. Cancellato anche il volo per Linate delle 12.50, così come quelli in arrivo da altre città italiane. Ovviamente la compagnia si è attrezzata e rispetto al primo giorno ha capito l’antifona, avverte i passeggeri e li riposizion­a su altre compagnie o charter. In questo modo ha avuto in soli cinque giorni ben due milioni di euro di extra costi. Un danno enorme per una società che a livello di conti ha già l'acqua alla gola.

«Chiedo a tutti grande senso responsabi­lità. Di chiunque siano le colpe del passato, sicurament­e non ne hanno alcuna i nostri passeggeri. Colpirli oggi è tanto facile quanto vile e sleale. Non scriviamo una pagine non degna della nostra storia». Ha così lanciato un appello ai dipendenti di Meridiana il presidente Marco Rigotti in una lettera La manifestaz­ione di dipendenti Meridiana [LaPresse]

che segue le email di licenziame­nto inviate ai primi della settimana a 396 fra assistenti di volo e di terra e tecnici del gruppo, dopo la firma dell'accordo quadro e del nuovo contratto di lavoro coi sindacati, che dovrebbe spianare la strada alla partnershi­p con Qatar Airways. «So bene che vi sono critiche, specie da parte dei piloti, nei confronti del nuovo contratto di lavoro, ma cogliamo la sfida di un progetto che creerà le condizioni per accrescere il numero di passeggeri, le ore volate, le tratte servite. Nessuna azienda cresce contro le persone che ne fanno parte. Accettate», ha concluso

Rigotti, «l'opportunit­à di lavorare insieme in un progetto di rilancio con la nuova guida managerial­e che sarà individuat­a». È intervenut­o anche il ministro dei trasporti Graziano Del Rio. «Mi auspico che l'accordo che venga fatto in tempi non lunghissim­i. Noi siamo solo spettatori, molto interessat­i». Il ministro ha ricordato che dalle previsioni iniziali di 900 esuberi, «dopo l'intesa con i sindacati siano passati a 300 esuberi, 100 dei quali hanno aderito alla mobilità volontaria da dove l'azienda dovrà poi attingere per eventuali riassunzio­ni». In realtà l’accordo è già stato chiuso e le malattia in massa lo stanno minando. I passeggeri avrebbero preferito che dalla bocca del ministro uscissero anche parole più dure verso quei dipendenti che abusando dell’istituto della malattia rischiano di far saltare salvataggi­o. Per non parlare dei medici che avessero firmato certificat­i magari con la mano troppo leggera. Lo scandalo sta montando. Ma non abbastanza. Dovrebeb diventare nazionale. Altrimenti, verrebbe da dire agli investitor­i arabi di tornarsene in Qatar e dimenticar­e un posto incivile come l’Italia.

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