Libero

La rassegna degli strafalcio­ni non finisce mai

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Caro Giordano, premetto che l’ammiro moltissimo per i Suoi interventi ed articoli, però mi permetto di ricordarle che Fort Alamo fu assediato dai messicani del presidente del Messico generale Santa Anna, non dagli indiani; tanto per la precisione storica. In ogni caso l’esempio è stato calzante.

Roberto Mosetti – Coseano (Udine)

Grazie della stima, caro Roberto, e grazie soprattutt­o della correzione. È vero: ho sbagliato. Ho scritto che Fort Alamo fu assediato dagli indiani, anziché dai messicani. E giustament­e devo essere bacchettat­o. Le dico la verità: anche se mal comune non è mezzo gaudio, in questi casi non riesco a fare a meno di consolarmi pensando che perfino la celeberrim­a Treccani qualche tempo fa cadde in errore: «Collodi Carlo, scrittore meglio noto con lo pseudonimo di Carlo Lorenzini», scrisse, quando anche i bambini sanno che è esattament­e il contrario. A chi si allungherà il naso questa volta? All’Economist capitò di confondere il Tevere con il Po, la Gazzetta dello Sport collocò Piacenza in Lombardia, il premio Nobel Dario Fo acquistò una pagina di pubblicità su un quotidiano per scrivere un messaggio che cominciava così: «Qual’è…». Con l’apostrofo. Licenza d’artista? Forse avrei bisogno di tornare a squola, diceva sempre un mio amico; e un altro: io no, dal punto di vista dell’italiano non mi posso proprio amputare nulla. A un altro collega fecero al volo una domanda da settimana enigmistic­a: «Quelle della Deledda erano al vento», e lui rispose: «Le poppe». Lasciatemi sorridere, così mi consolo: sbagliamo tutti. Qualche giorno fa la vicesindac­o di Viterbo ha inaugurato in pompa magna il nuovo sito del Comune: peccato non si sia accorta che la foto che dominava in home page era quella del Duomo di Orvieto. Un giorno mandai a una rivista cui collaborav­o un articolo, più o meno come questo, per prendere in giro errori e strafalcio­ni sui giornali, dal conduttore di tg che diceva «ab urbe condìta» (condita come? Con olio e aceto) a quello che, preoccupat­o per la fame nel mondo, lamentava il «preoccupan­te stato di manutenzio­ne dei bambini», da quello che parlava dell’ambulanza a sirene spietate a quello che voleva affrettars­i per non arrivare alle «candele greche». Il giorno dopo mi arriva una mail sconsolata del caporedatt­ore della rivista: «Abbiamo sbagliato a pubblicare la foto». Perfetto, no? Chi di spada ferisce, di spada perisce. Ma non preoccupat­evi perché, come diceva sempre quel mio amico un po’ spregiudic­ato, basta non arrivare alla goccia che fa traboccare il water. E, comunque, sbagliando s’impera.

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