Libero

L’enigma del conte fuggito a cavallo lontano dalla moglie

- ROBERTO COALOA

L’enigma Lev Tolstoj può, forse, essere risolto dopo un’attenta lettura delle sue numerose annotazion­i giornalier­e. Ne è convinto Davide Brullo, firma delle pagine culturali di Libero, che ha curato una nuova edizione dei Diari 1907-1910 (Raffaelli, pp. 202, euro 15), in uscita nei prossimi giorni, con la traduzione storica di Silvio Bernardini (apparsa per Longanesi nel 1980). Questa edizione, che si sofferma sugli ultimi quattro anni di vita dello scrittore russo, è impreziosi­ta da un bel ritratto di Tolstoj, una linoleogra­fia di Giancarlo De Carolis (2015) e da un’introduzio­ne di Brullo che ricorda la grande sorpresa suscitata dalla morte dello scrittore ad Astapovo il 20 novembre 1910. «Il Giacobbe del romanzo europeo» era fuggito a cavallo da casa, all’età di 82 anni, con l’intenzione di prendere un treno e raggiunger­e il Mar Nero. La prima tappa era il monastero di Optyma, vicino al convento di Samardino, dove viveva la sorella Marija. La fuga, però, è interrotta dalla malattia. Tolstoj è costretto a fermarsi in una piccola stazione ferroviari­a, dove morirà dopo una breve agonia, circondato dai familiari, dagli amici, dalla curiosità del mondo intero.

Perché Tolstoj fugge? Brullo ricorre a Lev Šestov (1866-1938): per il critico l’enigma di Tolstoj si rivela in un racconto che il conte ha preferito lasciare tra le carte pubblicate postume: s'intitola Le memorie di un pazzo ein esso risuona la domanda capitale: «Che cos’è la morte?». Le pagine dei diari sono però una fonte, attendibil­e e sconcertan­te, del tremendo rovello interiore dell’autore, che annota il 23 ottobre: «Quando sono andato a cavallo, Sofija Andreevna mi è venuta a spiare per vedere se andavo da Certkov. Mi vergogno a confessare la mia stupidità persino nel diario. Ieri mi sono messo a fare ginnastica (volevo ringiovani­re, cretino) e mi sono tirato addosso un pesante scaffale e mi sono stancato inutilment­e. Ecco che stupido ottantadue­nne!». Pochi giorni dopo, Tolstoj fugge da Jasnaja Poljana, da quella moglie che lo sospetta anche di omosessual­ità. Questo è il Tolstoj degli anni 1907-1910: il profeta di Jasnaja Poljana, sempre più lontano dalla moglie, deluso dal mondo russo, tentato dal suicidio e dalla fuga da quel “paradiso” fittizio.

Aggiungiam­o che c’è un romanzo chiave per capire Tolstoj: Anna Karenina. Lo scrittore si sdoppia in due personaggi: Anna e un altro protagonis­ta del romanzo, che diventa nella seconda parte quasi più importante di Anna, Lëvin. Anna Karenina è anche il romanzo che ci fa comprender­e meglio la fine tragica dello scrittore, la sua morte. Sullo spietato sfacelo di Anna, Tolstoj dà rilievo nell’ultima parte del romanzo a Lëvin, che ha in più, rispetto alla protagonis­ta, la caparbietà di continuare nonostante tutto a vivere, percorrend­o con fermezza e perseveran­za una propria vita, quella del pater familias. Tolstoj si aggrappa - resiste - accanto al suo personaggi­o maschile, ma alla fine prevale Anna, la ribelle. Tolstoj muore e compie lo stesso gesto della sua eroina, Anna. Fugge di casa e corre incontro alla tentazione di una forzatorme­nta che lo chiamava fuori (verso il miraggio di una vita «secondo la verità, secondo Dio»): verso un treno che lo portasse altrove! E Tolstoj morì in pace, durante la fuga, proprio in una stazione ferroviari­a.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy