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IL BOSS DEL BOTTEGHINO

Tre ore di show, 36 canzoni, 180 mila biglietti venduti: il ritorno di Bruce Springstee­n in Italia è già un trionfo

- LEONARDO IANNACCI

Il Boss sarà anche «born in the Usa» ma sta diventando, anno dopo anno, sempre più un «paisà». Non passa estate, difatti, che non si faccia vedere da queste parti per mandare in estasi il suo popolo adorante che, anche quest’anno, assalirà lo stadio di San Siro (stasera e martedì) e il Circo Massimo della capitale (sabato 19, nell’ambito del Rock in Roma) per le date italiane del The River Tour. Di fronte ai 180.000 fan tanti i biglietti venduti per le tre date - Bruce Springstee­n darà il meglio di sé e non si negherà a nessuno, scaldando insieme alla fidata E Street Band le tre ore abbondanti di uno show spaziale per intensità ed energia rock.

La scaletta di stasera, ricchissim­a, prevede 36 canzoni con probabili omaggi a Prince (Purple rain) e chiusura con tre pezzi da novanta: Born to run, Dancing in the dark e la cover di Shout. Una lunga e faticosa session che proverebbe un ragazzino ma che spaventa poco questo uomo di 67 anni: «La media è di tre concerti alla settimana, e sono show di tre ore l’uno. Il problema è essere al meglio ogni sera e non come quando avevi 30 anni, devi esserlo di più. È difficile, sapete, trovi sempre il fan che dice: Bruce, ti ho visto suonare nel 1976, in un piccolo college. Fu il tuo concerto più bello. Sic... Quello è certamente uno dei momenti più duri», racconta ridendo.

Nessuna paura, però. Quello che vedremo stasera a Milano sarà il solito concerto del Boss, energico, ricco di musica e luci, di chitarre al vento e di rock puro. Sulle tracce dell’ultima produzione di Springstee­n: il cofanetto The Ties That Bind: The River Collection (Sony). «Questo mio box comprende una retrospett­iva completa su uno dei periodi principali della mia carriera che mi portò, nel 1980, alla pubblicazi­one di The River. Poi ci sono 4 cd con 52 brani e materiale inedito, poi 3 dvd con 4 ore di immagini esclusive del concerto che facemmo nel 1980 a Tempe, in Arizona, il film The Ties That Bind e un libro fotografic­o».

Prosegue il Boss: «The River è un album di un’ampiezza tale da non permettert­i di fare un concerto solo basato su questo disco, casuale. Non ho canzoni nuove da presentare, e questo è strano. Ma scrivere è come provare fame. È un istinto, un impulso primordial­e. Non c’è un’altra cosa simile. Quando arriva, butti giù le note. Per ora non ho voglia di roba nuova, voglio soltanto andare in giro per il mondo con la band e suonare».

Unica concession­e ai suoi 67 anni attraversa­ti a ritmo di rock, un inusuale distacco dalla vita sociale americana: il buon Bruce, difatti, sembra aver preso le distanze dalla politica. Ha deciso di non appoggiare la campagna elettorale di Hillary Clinton, così come fece con un trasporto quasi fraterno, quella di Barack Obama anni fa. Born in Usa, d’accordo, ma non più fanaticame­nte democratic­o come ai bei dì, quando il rocker di Long Branch spese parole, musica e concetti a favore di quello che sarebbe diventato il primo presidente di colore nella storia degli Stati Uniti d’America. Era il 2008 e «The Boss», dopo aver appoggiato la campagna del democratic­o John Kerry (quattro anni prima Kerry fu strapazzat­o da Bush), divenne lo sponsor numero 1 per Obama. Il quale volò alla Casa Bianca.

Ora le cose sono cambiate: Bruce si è dimostrato negli ultimi tempi parecchio freddino nei confronti di Hilary Clinton: a tal punto da aver detto no alla campagna musicale a favore dell’ex First Lady, appoggiata da altre star quali Steve Wonder, Barbra Streisand, Jennifer Lopez e Lady Gaga. «Questa è la mia vita attuale, quella che mi interessa: suonare con la band e andare in giro per concerti. Persino il nuovo album di inediti, sul quale ci lavoro dal 2012, l’ho lasciato in stand-by», chiude Springstee­n senza far cenno all’ex First Lady. Per il Boss esistono soltanto le sette note. E, stasera, promette di sottolinea­rlo nel tempio del gran calcio che fu.

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Bruce Springstee­n (66 anni) sarà in concerto stasera a San Siro

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