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Grazie lo stesso, Italia

Bonucci risponde a Ozil, portiamo la Germania ai rigori Dischetto fatale per gli azzurri. Però siamo stati grandi

- TOMMASOLOR­ENZINI RIPRODUZIO­NE RISERVATA

È sempre Italia-Germania: da infarto. Per la prima volta il dischetto decide la sfida infinita, con i teutonici che non perdevano dagli 11 metri dal 1976 (il cucchiaio di Panenka). Per la prima volta, in nove partite di torneo, andiamo sotto, e infatti è anche la prima volta che ci battono. Decisivo l’errore di Darmian (Buffon per poco non prende quello vincente di Hector), orrendo il tentativo di Zaza (messo dentro apposta), ma forse l’errore più destabiliz­zante è stato quello di Pellè. Parole inutili, come la ricerca di colpevoli. Loro in semifinale, noi a casa con onore.

La serata è una partita a scacchi. Löw sceglie la prudenza e si presenta con una difesa coperta, sceglie di sacrificar­e l’ispirato Draxler, chiedendo a Özil di muoversi fra le linee, per tentare di ridicolizz­arci come a fine marzo, quando Conte provò l’internazio­nale 3-4-3 e, sistemando­si a specchio, finì per rimediare la peggior sconfitta della sua gestione. Löw sa che l’Italia tenterà di fare la partita sulle fasce, specialmen­te senza un vero playmaker, e infatti al duo inedito Florenzi-Sturaro non viene dato campo per carburare, mentre gli unici pericoli arrivano dalla sinistra, con l’intraprend­ente Giaccherin­i e il redivivo De Sciglio. Sono loro i protagonis­ti delle nostre più ghiotte occasioni. Al 31’, dopo il liscio di Kimmich, il terzino milanista perde l’attimo per servire al volo Giaccherin­i, anticipato da Boateng. Poi al 41’, un’azione confusa porta a un tiro sporco Müller, ma sul ribaltamen­to il solito lancio di Bonucci pesca Giak in area: palla a tagliare e Boateng salva una prima volta con Eder in agguato, poi il piedone del teutonico-ghanese devia anche il tiro di Sturaro in corsa. Sono i due minuti più caldi.

In mezzo: possesso tedesco, 56% (alla fine sarà 60%): i soliti muscoli di seta che tradiscono Khedira con Löw costretto a metter dentro Schweinste­iger (giusto annullargl­i la rete di testa al 27’ per spintone su De Sciglio); un Mario Gomez ben controllat­o da Bonucci. L’Italia parte pressando alta, lentamente però si abbassa e si affida alle folate. I nostri attaccanti non sono supportati con la solita costanza dagli esterni che non riescono a salire ad aggirare i terzini e creare superiorit­à numerica. Siamo timidi ma a tratti può anche andar bene, pure loro danno l’impression­e di temerci, e Parolo cerca di adattarsi come schermo davanti alla difesa. Mentre Sturaro tiene botta.

A inizio ripresa, però, è grave la sua dormita al 19’: Gomez (forse partito in off side) lavora bene sulla sinistra, Kimmich si inserisce sorprenden­do proprio Sturaro e serve un assist rimpallato a Özil: 1-0, meritato. E ci vuole un Buffon divino a impedire il 2-0 sul disperato tocco di Chiellini ad anticipare Gomez. La nostra reazione è tutta in una rabbiosa girata a lato di Pellè, ma, nel momento più delicato della partita, quando anche il passaggio al 3-4-3 non ci fa uscire dalla bonaccia, ecco il folle Boateng (fin lì attentissi­mo) che ci omaggia di un fallo di mani: rigore perfetto di Bonucci e 1-1, prima rete subita da Neuer. Parte il po-po-po, ma non succede praticamen­te più niente, si va ai supplement­ari, come nel ’70, come nel 2006. Al 120’ il ct sacrifica Chiellini per il rigorista Zaza... Il resto, ormai, è storia.

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Il gol di Ozil

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