Libero

MAGRA CONSOLAZIO­NE Löw copia Conte. E vince

Modulo a specchio e prudenza: i campioni del mondo hanno imparato la lezione

- CLAUDIO SAVELLI

La sfida tra Low e Conte è finita in pareggio. Quella tra Germania e Italia, invece, ha visto prevalere la prima. Perché a parità di organizzaz­ione, la nazionale tedesca non poteva non vincere. L’unica speranza era che Löw non fosse all’altezza del collega azzurro: così non è stato. Il ct tedesco – giocando di nuovo a specchio come nell’ultima amichevole (4-1 per la Germania) - ha annullato l’effetto sorpresa, ha pareggiato alla lavagnetta e restituito importanza alla qualità degli uomini in campo. Più forti i tedeschi, a loro la disputa. L’Italia è stata inscatolat­a nella sua dimensione, ha perso, saluta l’Europeo ma non da sconfitta perché si è compiuta oltre i propri limiti, battendo i vecchi migliori al mondo e giocandose­la con i nuovi.

Lo scacco matto di Löw è servito a freddo: fuori Draxler dai titolari, dentro Howedes, difesa a tre e come d’incanto il difetto principe della Germania è annullato. Lo spazio alle spalle dei terzini, di solito coperto dai due centrali onnipotent­i Hummels e Boateng, è ora diviso fra tre uomini: occuparsi di un terzo di campo a testa anziché metà significa diminuire proporzion­almente il tempo, i metri da percorrere e la fatica per difenderlo, quello spazio. Conte aveva pensato a questa eventualit­à, ma non ha trovato la contromoss­a decisiva, incartando­si nel suo stesso piano tattico. Le spizzate di Pellè per i movimenti di Eder sono state facilmente assorbite dall’uomo in più della difesa tedesca e le fiammate degli interni italiani sono rimbalzate sui dirimpetta­i tedeschi. Löw non ha messo un difensore in più perché temeva l’Italia, l’ha fatto perché quella era la chiave per vincere: il mestiere dell’allenatore. Löw, tra l’altro, ha vinto all’italiana, speculando sull’avversario, facendo leva sul rispetto da portare all’avversario che aumenta la concentraz­ione, la presa mentale dei giocatori sulla partita. Infatti, ha segnato di rapina un mollaccion­e come Özil.

Questa Italia è comunque una storia a lieto fine. La nazionale di Conte ci ha regalato la libertà, la possibilit­à di credere che ci sarà sempre una soluzione per vincere, anche quando il divario sembra incolmabil­e. E il bello è che il mezzo per raggiunger­e vette inimmagina­bili è alla portata di tutti: il lavoro, la costanza nel sacrificio, la fatica, sono valori che esistono in ognuno di noi. Grazie all’Italia di Conte – un po’ come è stato per il Leicester di Ranieri - siamo tutti più pronti a credere ai miracoli, a prescinder­e dalla presenza di soli giocatori senza passato, senza storia e senza facce da copertina. La prossima volta che la nostra squadra del cuore o la nazionale - affronterà un avversario apparentem­ente imbattibil­e, troveremo la forza per credere di poterlo sconfigger­e, o almeno la consapevol­ezza che tutto può davvero succedere. E quando succede, se succede, saremo pronti a cogliere l’attimo che piega un destino apparentem­ente già scritto.

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Il ct dei tedeschi, Joachim Löw, si appoggia a Emanuele Giaccherin­i [Ansa]
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