Libero

Non sapevano il Corano: massacrati

Le storie dei connaziona­li trucidati. Una di loro aveva attaccato Libero per il titolo «Bastardi islamici»

- ATTILIO BARBIERI, FRANCESCO BORGONOVO, ROBERTA CATANIA, CATERINA MANIACI, CARLO PANELLA

Un attentato diverso da quelli passati. Più della strage, colpisce l’attenzione e la calma con le quali sono state scelte le vittime. Chi conosceva i versi del Corano è stato fatto mettere da una parte: in salvo. Non solo lasciato vivere, ma perfino rifocillat­o e quasi «accudito». Chi non superava il test è stato ucciso: 20 vittime, la metà italiane, una delle quali una 33enne incinta al settimo mese di gravidanza. E poi c’è un’altra ragazza, un caso a parte: bengalese e musulmana, la profession­e di fede e la conoscenza del Corano non sono bastate. Per lei sono stati fatali gli abiti occidental­i, jeans e maglietta, che l’hanno condannata a morte.

Tra i superstiti scampati alla mattanza ci sono due italiani: un imprendito­re, uscito dal locale perché aveva ricevuto una telefonata, e un aiuto cuoco che proprio da venerdì iniziava una sostituzio­ne estiva e si è lanciato dal tetto appena in tempo.

Ristorante Holey Artisan Bakery di Dacca, nella capitale del Bangladesh. Un locale abbastanza conosciuto, a due passi da diverse ambasciate e sempre frequentat­o da imprendito­ri esteri. Colpire in quel luogo era quindi una garanzia e il primo luglio lo hanno fatto: «Gli stranieri rappresent­ano per i terroristi una materia da sfruttare», ha commentato uno dei cuochi che è riuscito a salvarsi, «quelli dell’Is sanno che così ottengono più visibilità».

Alle 20.30 un commando di circa sette jihadisti ha fatto irruzione nel locale del quartiere diplomatic­o di Gulshan. In pugno, i terroristi avevano pistole, pugnali e machete. Chi non ha risposto alle domande sul testo sacro è stato torturato. I superstiti hanno raccontato di sevizie atroci: dita delle mani recise di netto, gole tagliate lentamente, arti amputati aspettando che la vittima morisse lentamente. Non hanno risparmiat­o neanche una giovane donna italiana incinta, Simona Monti, che lunedì sarebbe tornata a Roma per partorire, mostrando invece molto rispetto per coloro che indossavan­o il velo. «Mia moglie Sharmin aveva il hijab», ha riferito Hasnat Karim, «ed è stata trattata con ogni riguardo». La coppia bengalese era nel ristorante spagnolo con i figli di 13 e 8 anni per festeggiar­e il compleanno della maggiore.

Al momento dell’irruzione dei terroristi, gli italiani a cena all’Holey Artisan Bakery erano undici, più un cuoco che proprio il primo luglio aveva iniziato a lavorare a quei fornelli per sostituire un collega in ferie. Solamente due si sono salvati: Jacopo Bioni, lo chef veronese di 34 anni che si è accodato alla fuga sui tetti di un collega italoargen­tino, e il 56enne Gianni Boschetti, che era a cena con la moglie e un collega, ma pochi minuti prima che scoppiasse l’inferno era uscito in giardino per rispondere a una telefonata. Una chiamata gli ha salvato la vita, perché si è nascosto dietro alcuni alberi finché è stato salvato dalle forze di polizia. C’è addirittur­a chi dice che sia stato lui stesso a lanciare l’allarme.

Per liberare gli ostaggi è stato necessario un blitz: gli attentator­i non avevano alcuna intenzione di “trattare”. Volevano colpire gli infedeli e poi morire, perciò le autorità hanno scelto di far intervenir­e direttamen­te le teste di cuoio. Alle 7:40 del mattino ora locale (le 3.40 in Italia), c’è stato lo «sfondament­o» da parte dell’esercito, che ha usato carri armati e mezzi blindati, con un conflitto a fuoco ed esplosioni che sono durati almeno quattro ore. Alla fine le autorità sono riuscite a riprendere possesso del bar. Davanti, però, si sono trovate un vero e proprio mattatoio: a terra i cadaveri martoriati degli ostaggi barbaramen­te ammazzati, soprattutt­o italiani e giapponesi, e tantissimi feriti. Tra questi anche due terroristi, che sono stati quindi catturati, altri quattro sono deceduti durante la sparatoria e il nono sarebbe invece riuscito a fuggire.

Tra le vittime, oltre ai 10 italiani, ci sono 7 giapponesi, 2 bengalesi, un indiano e uno statuniten­se. Le salme, probabilme­nte, saranno rimpatriat­e la prossima settimana.

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, interviene: «Continuere­mo la lotta tutti insieme e tutti uniti». Come prima risposta concreta il premier ha deciso l’invio immediato di personale diplomatic­o che potesse supportare l’attività dell’ambasciata italiana fin dalle prime ore. La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta sull’attentato: l’indagine, al momento contro ignoti, ma le accuse sono omicidio e sequestro di persona a fini terroristi­ci.

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Vincenzo D’Allestro, 46 anni
 ??  ?? Claudia D’Antona, 56 anni
Claudia D’Antona, 56 anni
 ??  ?? Simona Monti, 33 anni
Simona Monti, 33 anni
 ??  ?? Nadia Benedetti, 52 anni
Nadia Benedetti, 52 anni
 ??  ?? Adele Puglisi, 50 anni
Adele Puglisi, 50 anni
 ??  ?? Claudio Cappelli, 45
Claudio Cappelli, 45
 ??  ?? Marco Tondat, 39 anni
Marco Tondat, 39 anni
 ??  ?? Cristian Rossi, 47 anni
Cristian Rossi, 47 anni
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Maria Riboli, 33 anni

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