Libero

Italiani con poca vitamina D

- (L. L.)

Non solo ossa, la vitamina D che sintetizzi­amo a livello della pelle a seguito dell’esposizion­e alla luce solare è negli ultimi anni stata identifica­ta come fondamenta­le anche per la salute del cuore e di altri organi. «Questa vitamina ha una grande importanza nel prevenire e migliorare malattie infettive come la tubercolos­i, malattie cardiovasc­olari, autoimmuni e alcuni tumori come quelli intestinal­i spiega il Professor Vincenzo Bruzzese, Presidente della SIGR, società di Gastro Reumatolog­ia al terzo congresso annuale - Già agli inizi del secolo scorso nei sanatori i pazienti affetti da TBC venivano invitati ad esporsi al sole perché era stata notata una correlazio­ne con un netto migliorame­nto della patologia, il che fece ipotizzare che il bacillo fosse sensibile proprio alla luce della nostra stella più luminosa. Oggi sappiamo che quel migliorame­nto è dovuto proprio all’incremento nella produzione di vitamina D che sviluppa un peptide, denominato ‘catelicidi­na’ in grado di distrugger­e il bacillo tubercolar­e». «Nelle malattie reumatiche, come l’artrite reumatoide, si hanno picchi di incidenza e recidive proprio nei mesi invernali quando la concentraz­ione ematica di vitamina D è minore - sottolinea la Palma Scolieri, specialist­a in reumatolog­ia presso l’UOC di Medicina Interna dell’ospedale Nuovo Regina Margherita di Roma - La quantità nel sangue dipende da molteplici fattori: dal tempo trascorso al sole (ne produciamo anche quando il cielo è coperto), ma anche dall’albumina presente nel sangue, dal colore della pelle (quella scura ne sintetizza meno), dalla stagione e dalla latitudine alla quale si vive».

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