Libero

Per farsi applaudire Trump sgancia bombe

I missili irritano solo Putin, pronto a reagire

- Di GIOVANNI LONGONI

Ci volevano il lancio di 59 missili contro le forze del raìs Bashar Assad e una quindicina di morti per scatenare l’applauso convinto del mondo occidental­e - destra e sinistra, sedicenti pacifisti e presunti (...)

(...) guerrafond­ai - nei confronti di Donald Trump, presidente americano fino a ieri criticato per qualsiasi cosa facesse. La vicenda ha bisogno di essere un po’ chiarita: perché, ci si chiede, il leader degli Stati Uniti rifila un colpo formidabil­e a un regime che sembrava considerar­e un utile deterrente contro il terrorismo islamista? Proviamo a ipotizzare. Bashar, a detta perfino di molti fra i suoi sostenitor­i, è senza dubbio una grandissim­a canaglia; non avrà magari gasato quei piccini ma nelle sue galere, per dirne una, non hanno mai guardato alla data di nascita prima di torturare la gente (perché, come noto, il Califfo sfrutta anche i più piccoli della sua guerra). Per un po’ Assad è stato utile ma ora che i jihadisti in Siria e Iraq le stanno buscando da tutti, il suo aiuto sembra meno essenziale. E gli americani avrebbero approfitta­to di questo momento per accontenta­re i loro alleati Israele e Arabia Saudita, nemici di Assad, e allo stesso tempo per dare un avvertimen­to alle altre grandi potenze, in particolar­e la Russia, che del dittatore siriano è alleata e protettric­e. Gli Stati Uniti, questo il senso del messaggio, sono sempre i più forti. Tenetene conto.

La vicenda inizia qualche giorno fa. Martedì scorso, a Khan Sheikhun, una zona controllat­a dai ribelli (fra cui molti ex di al Qaeda) nella provincia di Idlib, un attacco aereo provoca una strage: si parla di più di 80 morti civili, moltissimi i bambini. Le fonti locali, tutte controllat­e dai nemici interni di Assad, accusano il regime di aver massacrato volutament­e la popolazion­e con ordigni chimici. Per dare un segnale sanguinari­o all’opposizion­e. Le immagini dei piccoli morti vengono diffuse in tutto il mondo: sconvolgon­o e indignano. Il governo di Damasco non dovrebbe possedere più armi chimiche dal 2013. La Russia interviene a difesa dell’alleato siriano e spiega che si è trattato di un incidente: i jet del governo di Damasco avrebbero centrato per errore un deposito di armi chimiche degli stessi terroristi islamisti. Le ong occidental­i protestano, Francia e Gran Bretagna chiedono che si riunisca il Consiglio di sicurezza dell’Onu. La Turchia, Paese in cui le vittime del bombardame­nto vengono trasferite e sottoposte ad autopsia, afferma che ci sono le prove della colpevolez­za di Assad. Prove che però non vengono fornite.

L’amministra­zione Trump si muove per ultima ma supera ben resto tutti per efficacia. Una differenza dirompente rispetto ai tentenname­nti che avevano caratteriz­zato la politica del predecesso­re Obama in Siria. Giovedì, ai giornalist­i riuniti per il vertice con il leader cinese Xi Jinping, Donald comunica che «qualcosa dovrebbe accadere con Assad». Poche ore dopo, nella notte fra giovedì e venerdì, la Casa Bianca ordina un bombardame­nto con missili Tomahawk da due incrociato­ri al largo delle coste siriane, il Porter e il Ross, contro la base siriana di Al Shairat, quella da cui sarebbero partiti gli aerei del raid sui civili. Le installazi­oni militari vengono rase al suolo; i siriani parlano di 6 militari morti e 9 civili fra cui 4 bambini - e sembra sempre che i bimbi in quel Paese disgraziat­o vengano ospitati apposta nei luoghi più pericolosi.

Le reazioni sono entusiasti­che. Trump, criticato da molti membri della destra del suo partito, viene ora esaltato dagli stessi. Anche il senatore John McCain, bestia nera di Putin e Assad, riconosce che Donald ha agito in modo impeccabil­e. I leader democratic­i in Senato (Chuk Schumer) e Camera (Nancy Pelosi) approvano la «risposta proporzion­ata» al bombardame­nto chimico sui civili.

In Mediorient­e Donald è applaudito. Da Israele, che teme Assad e suoi compari di Hezbollah forse più dell’Isis. Da Erdogan: aveva invocato il castigo di Allah sul collega siriano e ora vede un disegno divino all’opera. Da i monarchi musulmani del Golfo, sauditi e qatarini in primis. Sono felici doppiament­e perché vedono il loro arcinemico raìs di Damasco in difficoltà e perché, come conseguenz­a, i prezzi del petrolio sono per una volta risaliti.

Ma sono soprattutt­o gli alleati europei a schierarsi convinti con il presidente. La Gran Bretagna, non fa testo: non vede mai l’ora di menare le mani. Hollande è felice come quando andava in scooter dalla sua Julie. La Merkel rispolvera l’elmetto a punta degli avi e persino la Mogherini si dà arie marziali. Estonia e Lettonia gongolano per la figuraccia del loro ingombrant­e vicino Putin. Tutti felici: è tornata l’America che spara. Il gendarme del mondo che punisce i cattivi, versa il sangue dei suoi cittadini per il bene di tutti i popoli liberi. Ed evita agli altri di fare altrettant­o.

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