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La gente si nasconde anche nelle chiese Ritornano i controlli alle frontiere

- C.MA.

Un città piombata nel caos, nella paura. Per ore si è trasformat­a in una città spettrale, blindata. Tutto chiuso, sbarrato, dalla metropolit­ana ai ristoranti, ai cinema. E la gente non sapeva dove rifugiarsi. Ma si sono aperte porte sempre più spesso chiuse, insospetta­te, anzi ignorate. Si sono aperte le porte delle chiese, per accogliere la gente spersa, sola, impaurita. Forse qualcuno ci è entrato per la prima volta in vita sua, altri forse ci sono entrati dopo anni di lontananza.

Un aspetto che è stato rivelato da una testimonia­nza precisa. «È una città sotto choc», ha raccontato al telefono padre Fredrik Emanuelson, uno dei vicari della diocesi di Stoccolma, raggiunto dal Sir (l’agenzia di stampa della Cei) mentre era chiuso in macchina, nella zona ovest della capitale svedese. Il vicario abita nel centro storico, vicino alla cattedrale, a 15 minuti a piedi dal luogo dell'attentato. La polizia «vuole che il centro storico sia evacuato», ma tutti i mezzi di trasporto sono bloccati e «le persone non sanno come muoversi e dove andare», ha spiegato il sacerdote; e così «le persone che si trovano al lavoro restano nei luoghi di lavoro e aspettano che cambi la situazione. In queste situazioni», sempre secondo padre Emanuelson, «le chiese, anche quelle che di solito sono chiuse, sia luterane sia cattoliche, vengono aperte perché la gente abbia un posto per parlare, trovare un caffè, pregare. Le chiese sono questi punti di riferiment­o». Insomma, nel momento del bisogno le chiese aperte rimangono un rifugio sicuro, come la lunga tradizione occidental­e ha sempre insegnato, fin dai tempi del Medioevo. E la Svezia non faceva eccezione.

Il senso di insicurezz­a e di paura, se pure con il passare delle ore si è in parte attenuato, rimane molto forte. Anche perché, dopo un rincorrers­i di notizie e di smentite, è stato confermato da fonti ufficiali che l’uomo alla guida del camion lanciato contro la folla nel centro di Stoccolma è ancora in fuga. Così le autorità svedesi hanno reintrodot­to i controlli alle frontiere. Lo riferiscon­o i media locali specifican­do che qualunque persona voglia entrare o uscire dalla Svezia dovrà mostrare i documenti ed essere identifica­ta. Stoccolma aveva già sospeso temporanea­mente l’accordo di Schengen sulla libertà di circolazio­ne lo scorso gennaio per fare fronte all’ondata migratoria senza precedenti.

Dal canto loro, anche Finlandia e Norvegia hanno rafforzato le misure di sicurezza nelle grandi città e negli aeroporti a seguito dell’attacco di Stoccolma. La polizia norvegese ha riferito su Twitter che i suoi agenti nelle principali città e nell’aeroporto di Oslo circoleran­no armati fino a nuovo ordine, mentre normalment­e pattuglian­o le zone completame­nte disarmati; le forze di sicurezza finlandesi, inoltre, hanno comunicato di avere aumentato il numero di pattuglie attive a Helsinki, proprio in seguito ai tragici eventi che hanno travolto Stoccolma.

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