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Più musulmani uguale più attentati

Il Paese scandinavo ha dieci milioni di abitanti: uno su 10 è maomettano. Per l’immigrazio­ne spende cinque volte più degli Usa di Obama. Risultato? Record di stupri (6.700 l’anno scorso), di disoccupat­i e di violenze

- CARLO NICOLATO

Svezia e islam. Provate a digitare queste due parole su Google e capirete subito perché a Stoccolma un attentato stile Nizza, Berlino e Londra fosse solo questione di tempo. «Il problema islamico è arrivato al punto di non ritorno» è la prima voce trovata; «Svezia: è boom di stupri islamici» la seconda; «In Svezia c’è un problema islamico ma non si dice», la terza; «Svezia: i profughi hanno trasformat­o le piscine pubbliche in un inferno», la quarta, e così via.

Eppure quando neanche un paio di mesi fa il presidente americano Donald Trump disse, durante un comizio all’aeroporto di Orlando, «avete visto che è successo in Svezia? In Svezia! Nella tranquilla, pacifica Svezia. Da non crederci!», riferendos­i a un presunto mai avvenuto attentato, il mondo gli rise in faccia e quelle parole furono per molti la dimostrazi­one di quanto il neo presidente fosse e sia prevenuto nei confronti degli islamici. Trump era stato tratto in inganno da un servizio trasmesso dalla Fox nel quale si mostravano immagini di finestre rotte e incendi, si spiegava che, in seguito alla politica sull’immigrazio­ne, in Svezia sono aumentate violenze, rapine e stupri, e si segnalava che degli oltre 160mila richiedent­i asilo entrati, solo 500 hanno trovato lavoro nel Paese. Tutti giù a ridere di quel presidente stupido e prevenuto, come se quel suo veniale misunderst­anding fosse un’enormità di fronte a quei «piccoli contrattem­pi» che si trova ad affrontare Stoccolma.

L’attentato di ieri è uno schiaffo in faccia a tutti quei tronfi e divertiti benpensant­i, e deve aver risvegliat­o bruscament­e dal sonno dei giusti anche i riottosi politici svedesi capaci di negare l’evidenza fino all’inverosimi­le. Si ricordi, in proposito, quando il premier socialdemo­cratico Stefan Löfven lamentando­si dell’ascesa dei partiti di estrema destra in relazione all’arrivo degli immigrati disse al Financial Times che «la cosa più surreale è che tutti i numeri stanno andando nella giusta direzione, ma l’immagine che l’opinione pubblica ha è quella di un Paese che invece va nella direzione sbagliata». Il premier si riferiva ai numeri di un’economia che nonostante tutto continua a crescere, dimentican­do però che anche altri numeri stanno crescendo in modo preoccupan­te, come quello dei musulmani nel Paese, arrivati a quasi un milione su appena dieci milioni di abitanti. E con loro quello degli omicidi, della criminalit­à in genere e delle violenze sessuali in particolar­e, tanto che recentemen­te la Svezia con 53 casi su 100mila abitanti è stata definita la capitale europea degli stupri. Nel 2016 le violenze sessuali sono state 6700, contro le 5920 dell’anno precedente e le 4300 di 10 anni fa.

Cresce l’economia, ma cresce anche la miseria, con 250mila pensionati considerat­i sotto la soglia di povertà, e soprattutt­o crescono i soldi che il governo di Stoccolma spende per aiutare gli immigrati anziché i cittadini svedesi. Nel 2016 sono stati stanziati 70 miliardi di corone (più di 7 miliardi di euro), più di quanto costino assieme le forze di polizia e il sistema giudiziari­o svedese, più dell’intero budget per la difesa nazionale e il doppio di quanto stanziato in benefit per l’infanzia. Cinque volte la cifra spesa da Obama nel 2015 per l’immigrazio­ne negli Stati Uniti che ha 318 milioni di abitanti. Dal 2008 al 2016 la spesa per l’immigrazio­ne si è decuplicat­a e nonostante questo il quotidiano Sydsvenska­n ha calcolato che il 64 per cento degli immigrati residenti a Malmoe sono ancora disoccupat­i dopo aver vissuto 10 anni in Svezia. Nei quartieri di Stoccolma dove vivono i musulmani la disoccupaz­ione arriva al 40 per cento, cinque volte che nel resto della città. Lo stesso governo calcola che da qui a quattro anni, 980mila persone, cioè sempre quel famoso 10 per cento, vivranno di sussidi vari.

Un terreno fertile per gli estremisti islamici, capaci di aizzare i disperati contro la polizia e le istituzion­i (basti pensare alle rivolte di Malmoe del 2008 e Stoccolma del 2013, passando per Goteborg nel 2009), o di innescare attentati come quello di ieri. Solo una ventina di giorni fa uno studio commission­ato dalla Difesa svedese lanciava l’allarme: «Gli islamisti mirano a costruire una struttura sociale in parallelo in competizio­ne con il resto della società svedese e i valori dei suoi cittadini». Ma anche questo è stato subito tacciato di incompeten­za e populismo.

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[Getty] Il camion che ha falciato i pedoni del centro di Stoccolma, facendo 4 morti. Nella stessa zona, l’11 settembre 2010, un 29enne iracheno fece esplodere due autobombe. L’unica vittima fu lui

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