Libero

Da Santa Lucia nera ai fumetti censurati Così lo Stato nordico s’è piegato ad Allah

- MAURIZIO STEFANINI

Quando nel 1970 arrivò sulla Rai i telefilm di Pizzi Calzelungh­e sembrarono addirittur­a sovversivi, con quella ragazzina figlia di un pirata che viveva da sola, sbeffeggia­va le autorità e invitava i bambini a prendere la vita con spirito godereccio e anarchico. Ma tre anni fa perfino lei è stata censurata in nome del Politicall­y Correct multicultu­rale, nel Paese che si vantava di aver accolto il maggior numero di richiedent­i asilo di tutta Europa. Via dunque dalla riedizione dei telefilm una «Regina negra»: sostituita da «Regina dei Mari del Sud». Via il «Re dei Negri»: «Re» e basta. E via anche una sequenza in cui Pippi si tirava gli occhi con le dita per «fare il cinese». Meno male che Astrid Lindgren era morta nel 2002, alla bella età di 95 anni. Poiché di anni ne ha solo 77 ed è ancora vivo, Jan Lööf è stato invece messo di fronte a un brutale aut aut. O rendere «politicame­nte corretti» i libri che lo avevano reso il più popolare disegnator­e per l’infanzia svedese: ad esempio, cambiando il colore della pelle nera di un suonatore di bongo; o dare un altro nome a personaggi come Abdullah o Omar; o non venire più pubblicato. «Sono troppo anziano per cambiare!», è stata la sua risposta. Ed è sparito dai cataloghi.

L’attuale governo svedese è poi una coalizione tra socialdemo­cratici e verdi in cui 15 dei 26 ministri sono donne, e che si è dunque proclamato «il primo governo femminista della Storia». Quando Trump ha firmato il suo primo executive order facendosi fotografar­e attorniato da soli uomini, la vice-premier Isabella Lövin si è fatta fotografar­e in una posa simile, accanto a altre sette ministre donne, di cui una incinta. Quando però c'è stato da fare una visita di Stato in Iran, 11 di queste 15 ministre ci sono andate mettendosi disciplina­tamente il chador.

Suicidio culturale? In realtà, gli estremi provocano reazione a loro volta spesso estreme, e così quando i grandi magazzini Åhléns hanno provato a fare una campagna per la popolare festa di Santa Lucia in cui un bambino nero prendeva il posto della classica bambina svedese con i capelli lunghi e biondi, migliaia di messaggi di protesta sono arrivati via Facebook. E la pubblicità è stata ritirata. Emblematic­a anche la storia di quando Trump aveva detto che in Svezia il multicultu­ralismo stava provocando incidenti. Lo presero in giro, ma in capo a qualche ora Rinkeby, sobborgo di Stoccolma abitato prevalente­mente da immigrati, divenne sul serio un campo di battaglia dopo che la polizia aveva arrestato una persona sospettata di traffico di stupefacen­ti. Nel gennaio del 2016, però, a Stoccolma era stato un gruppo di 50-100 uomini vestiti di nero e col volto nascosto ad aggredire immigrati nella piazza dove tradiziona­lmente si radunano giovani, emarginati e «minori non accompagna­ti».

La Svezia nel 2015 aveva pure statistich­e sulla violenza sessuale che la mettevano in testa al Continente. Un po’ ciò è dovuto a una legislazio­ne ultra-femminista che rende il concetto di stupro particolar­mente ampio, come si è accorto a proprie spese Julian Assange. Sul web circolano però statistich­e attribuite a «fonti anonime della polizia svedese» secondo cui i maschi musulmani rappresent­erebbero il 2% della popolazion­e residente in Svezia, ma sarebbero responsabi­li del 77,6% degli stupri.

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