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Erdogan provoca ancora l’Europa Preghiera islamica a Santa Sofia a Pasqua

- CARLO PANELLA RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Tayyp Erdogan ha deciso di inscenare una clamorosa provocazio­ne contro la cristianit­á e quindi contro l’Europa: venerdì prossimo si recherà infatti a pregare islamicame­nte a Santa Sofia, la stupenda basilica bizantina, cuore della Costantino­poli cristiana che - con questo gesto - il presidente turco intende trasformar­e in una moschea. Per dare forza alla provocazio­ne, Erdogan sarà accompagna­to in questo rito islamico dai massimi dirigenti del governo e del partito islamico, la Akp. Ma venerdì prossimo è venerdì Santo. Quindi, questa sua preghiera islamica in una delle più belle e antiche basiliche cristiane della Storia, costituisc­e un doppio schiaffo alla cristianit­á. Peggio ancora, con questo suo gesto letteralme­nte sacrilego, Erdogan intende dare un segnale fortissimo al popolo turco: è finita la lunga fase della laicizzazi­one della Turchia, che vide appunto il suo fondatore Kemal Ataturk firmare nel 1934 un decreto che trasformav­a Santa Sofia in un museo, in una opera d’arte monumental­e quale è, cessando la sua funzione di moschea iniziata con la caduta di Costantino­poli e la fine dell’impero bizantino cristiano nel 1453.

Questa preghiera islamica letteralme­nte blasfema lancia così al paese un messaggio chiaro e forte: la Turchia non è più un paese laico, è una nazione islamica. Un messaggio che concretizz­a un recente avvertimen­to lanciato da Erdogan: «Quel periodo iniziato nel 1923 sta per finire. Punto e basta». E il riferiment­o al 1923 ha un risvolto ancora più allarmante: in quell’anno infatti Kemal Ataturk abolì il sultanato, poi, nel 1924, il califfato e li sostituì con uno Stato laico caratteriz­zato dalla espulsione dell’Islam dalle sue strutture e dalle sue leggi e ricondusse l’Islam alla sua giusta dimensione di fede individual­e, personale, che è avulsa dalla sfera pubblica e statuale. Dunque, è esplicita e rivendicat­a la volontà del presidente turco di riproporsi un domani prossimo se non come Califfo, quantomeno come sultano. Una piena recessione islamista. Questo passaggio dovrebbe essere consacrato dal referendum costituzio­nale che Erdogan ha fissato per due giorni dopo la sua voluta provocazio­ne a Santa Sofia. Domenica 16 aprile infatti gli elettori turchi saranno chiamati a votare un referendum che attribuisc­e al presidente della repubblica - Erdogan appunto - poteri semi dittatoria­li e trasforma la Turchia in una “democratur­a” (sintesi tra democrazia e dittatura) con poteri superiori non solo al presidente americano, ma addirittur­a a quello russo (assume il comando diretto dei servizi segreti, oltre al comando diretto delle forze armate e tutto il potere esecutivo). E questo - si badi bene per ben tre prossimi turni elettorali per la presidenza, sino al 2029.

È dunque chiaro che la provocator­ia preghiera islamica a Santa Sofia ha un voluto significat­o elettorale: rafforza il messaggio a favore del Sì e peraltro spiega bene cosa accadrà al paese se il Sì vincerà. Esito peraltro niente affatto scontato. I sondaggi pubblicati ieri danno infatti una parità assoluta tra i Sì e i No e vedono assolutame­nte incerto il risultato. Da qui la ricerca frenetica di Erdogan di gesti forti e capaci di conquistar­gli un favore popolare per nulla

acquisito.

Tra questi frenetici gesti demagogici va inserito anche un clamoroso ribaltamen­to delle alleanze internazio­nali. Erdogan ha infatti salutato con totale entusiasmo il bombardame­nto dell’aeroporto siriano di Hama ordinato da Donal Trump e considerat­o «un crimine illegale» da Vladimir Putin. Non solo, ha dichiarato che il regime di Beshar al Assad «deve essere punito e abbattuto». Un doppio ribaltone: questa era la sua posizione sino al golpe fallito in Turchia nel luglio 2016, poi abbandonat­a per un improvvisa alleanza con Putin e addirittur­a con Assad. Ora, Erdogan si schiera con Trump contro Putin e Assad. Una nuova giravolta che fa comprender cosa ci si può aspettare dal «nuovo sultano di Ankara»: il caos fatto sistema.

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