Libero

«Nessun piano per il post Assad»

Daniel Pipes: «I nemici dell’America si controllan­o meglio senza prendere parte al conflitto»

- ANDREA MORIGI

Poche ora prima che i missili Tomahawk Usa colpissero la Siria, il prsidentee del Middle East Forum, Daniel Pipes, aveva avvertito i lettori della sua mailing list che l’attacco imminente avrebbe avuto effetti incalcolab­ili.

Quindi, il bombardame­nto americano in Siria non è stato una sorpresa per lei?

«Con Donald Trump non si può mai sapere. Lo hanno eletto proprio perché sia imprevedib­ile».

Lei si era schierato contro di lui già alle pri- marie repubblica­ne. Perché?

«Oh, ci sono ragioni a non finire. Da dove posso iniziare? Lo definirei una persona orribile, che ha continuame­nte problemi con la legge. L'ho chiamato Trumpolini perché scorgo un’analogia fra lui e Benito Mussolini».

Spiazzante. Ma ha agito sulla base di prove certe sulla responsabi­lità di Damasco nell’attacco chimico a Khan Sheikhoun? «Non ho motivo di dubitarne». E ora, dobbiamo aspettarci che l’Isis tragga vantaggio dall’intervento contro il regime di Damasco?

«Non posso fare previsioni perché francament­e non ho la minima idea di quali siano ora le intenzioni di Trump. Agisce spontaneam­ente. Non si capisce nemmeno in base a quale logica o se si renda conto delle conseguenz­e. L’amministra­zione Obama per sei anni, dolorosi e macabri di guerra civile è rimasta giustament­e fuori da quel teatro. Anche se i combattime­nti sono costati la vita a migliaia di persone e gli sfollati sono milioni».

Perché a suo giudizio finora l’America era rimasta «giustament­e» estranea?

«Nonostante che Obama abbia fatto la figura dello sciocco parlando dell’utilizzo delle armi chimiche da parte del regime di Assad come di “linee rosse” da non superare, e tuttavia non si sia mosso, è stato giusto non intervenir­e perché, innanzitut­to, si controllan­o meglio gli jihadisti sciiti filogovern­ativi, sostenuti da Russia e Iran, se li si tiene occupati a combattere contro gli jihadisti antigovern­ativi appoggiati da Arabia Saudita, Qatar e Turchia; in secondo luogo perché i curdi non mirano al controllo di tutto il territorio siriano; e infine perché gli americani non sono moralmente in grado di sostenere un’altra guerra in Medio Oriente».

A proposito, pensa che ci saranno conseguenz­e anche in Iraq?

«Certo, sono situazioni collegate fra di loro. Ora potrebbe accadere di tutto. Di certo questo intervento militare contro il regime siriano è stato un errore e dovrebbe cessare immediatam­ente». Un ritorno all’isolazioni­smo? «Più che altro, penso che la nostra Costituzio­ne non richieda che le forze armate degli Stati Uniti combattano in ogni

guerra del mondo. Questa in particolar­e dovrebbe essere risolta lasciando che i nemici dell’America si scontrino fra loro fino all’esauriment­o». Senza propendere né per gli uni né per gli altri?

«Piuttosto, le risorse immense degli Stati Uniti dovrebbero essere utilizzate per due scopi: a ridurre le sofferenze delle popolazion­i con cibo e coperte e a impedire, fornendo intelligen­ce e armi alla parte più debolòe, che attualment­e sono i ribelli sunniti), che la parte più forte, (che attualment­e è il regime) prevalga».

L’opposizion­e siriana sostiene che non sarà l'ultimo intervento bellico, ma che gli Stati Uniti guideranno una coalizione per rimuovere Assad. Cosa ne pensa?

«Non so come possano saperlo. Mi paiono riflession­i fondate più che altro sui desideri. Potrebbe essere l’inizio di una campagna militare, ma c’è anche la possibilit­à che si concluda tutto qui.».

Comunque ora anche Israele sembra soddisfatt­o. Ma invece pensa che la marcia di avviciname­nto fra la Casa Bianca e il Cremlino si sia definitiva­mente interrotta?

«Fra Washington e Mosca vi sono relazioni misteriose, strane. Non si capisce quali sviluppi ci potranno essere, poiché l’unica costante di questi primi mesi di presidenza è che Trump ha dimostrato di cambiare continuame­nte idea». Il New York Times scrive che il bombardame­nto potrebbe essere “un messaggio alla Corea del Nord, all’Iran e ad altri potenziali avversari che il nuovo comandante in capo è pronto ad agire, talvolta in brevissimo tempo”. È d’accordo?

«In realtà c’è un pazzo al vertice, un cowboy al comando. E sarebbe anche un cowboy intelligen­te se solo avesse un progetto. Ma quali sono i piani per la Siria? Chi controller­ebbe il territorio nel caso di un rovesciame­nto del regime? Chi sostituire­bbe l'attuale governo? È tutto incerto…»

E l’Europa? Crede che in caso di conflitto finirebbe per crescere il flusso migratorio?

«Certamente, se la guerra continuass­e, aumentereb­be il numero di profughi verso l’Europa. Anche se non capisco perché non vengano accolti in Arabia Saudita, dove potrebbero sentirsi certamente più a loro agio per usi e costumi e perché parlano arabo. Perché dovrebbero chiedere rifugio in Svezia?» Forse perché in Europa sono trattati meglio?

«Forse sì. Però forse ci sono anche altri motivi».

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Daniel Pipes [Getty]
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[LaPresse] Il presidente siriano Bashar Al-Assad il lancio di missili da parte degli Usa sulla base aerea di Sharyat,«ha aumentato la determinaz­ione della Siria a colpire i terroristi, a continuare a schiacciar­li, ad incrementa­re il ritmo dell’azione»

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