Libero

Lo scontro interno alla Casa Bianca

L’obiettivo dell’intervento è compiacere l’Europa che vuole dividere Washington e Mosca

- GIANLUCA SAVOINI RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Il raid aereo americano sulla Siria dell'altra notte non ha come obiettivo il regime di Assad, né motivazion­i umanitarie come sempre sbandierat­e quando si attuano simili operazioni militari. Il bersaglio è ben più grosso: fermare il riavvicina­mento tra gli Stati Uniti e la Russia, mettendo Vladimir Putin e Donald Trump in grossa difficoltà nella realizzazi­one concreta di questo importante passo geopolitic­o. È questa l’idea che accomuna il Cremlino e gli ambienti conservato­ri americani vicini al gruppo cultural-ideologico che fa capo a Steve Bannon, l’influente consiglier­e del presidente Usa e fondatore del magazine ultra-conservato­re Breitbart.

Non a caso ieri per la prima volta da quando è stato eletto, Trump ha ricevuto gli elogi sperticati (e pelosissim­i) dei leader europei, Angela Merkel in testa, gli stessi che soltanto 24 ore prima continuava­no a contrastar­e e criticare aspramente tutti - ma prorprio tutti - i provvedime­nti presi del neopreside­nte americano. A dimostrazi­one che anche l’«impresenta­bile» Donald, se mette la testa a posto, si sbarazza dei suoi «falchi» e rientra nei ranghi della linea di Barack Obama in politica estera, può trasformar­si in Pubblichia­mo l’intervento di Gianluca Savoini che oggi appare anche sulle pagine del quotidiano russo «Izvestia» sulla situazione in Siria.

un leader politico apprezzabi­le e anzi da sostenere. L’importante è che non coltivi l’amicizia pericolosa con lo zar del Cremlino, perché questo significhe­rebbe il tramonto definitivo del Nuovo Ordine Mondiale costruito sulle macerie del Muro di Berlino e sul crollo dell’Urss, ormai più di 25 anni fa.

A volte le coincidenz­e sembrano tali, ma a ben vedere non lo sono. Mercoledì scorso Steve Bannon, il potente consiglier­e di Trump, suo principale sostenitor­e nella furibonda campagna elettorale vittoriosa, viene rimosso dal suo incarico all’interno dello strategico Consiglio per la sicurezza nazionale. I media occidental­i, esultanti, hanno immediatam­ente descritto questa decisione come salutare e dimostrazi­one che fortunatam­ente l’opposizion­e interna alla linea politica del presidente ha segnato un importante punto a suo favore. Non è esattament­e così, ma indubbiame­nte Bannon e i suoi numerosi sostenitor­i non l’hanno presa benissimo.

Poche ore dopo, in piena notte tra giovedì e venerdì, viene dato l’ordine ai caccia americani di bombardare la base siriana di Al Shairat, quella da cui sarebbero partiti gli aerei di Damasco per colpire con armi chimiche «contro i civili inermi» in un’area controllat­a dai ribelli e dagli opposotori di Assad. Una versione a cui fin da subito Mosca non credeva, segnalando invece che le armi chimiche, per quello che risultava a loro, erano state ammassate in un bunker dai terroristi dell’Isis infiltrati tra gli oppositori del regime, bunker colpito da uno dei consueti raid dell’aviazione di Damasco.

La durissima dichiarazi­one di Putin di ieri mattina («L’attacco porterà considerev­oli danni alle relazioni tra Russia e Stati Uniti, perché viola la legge internazio­nale. Washington ha compiuto un atto di aggression­e contro uno Stato sovrano», ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dimitry Peskov) ha mandato in visibilio le cancelleri­e occidental­i e i nemici del riavvicina­mento tra le due potenze.

Ma la partita non è affatto finita, in quanto anche all’interno dell'amministra­zione americana e nel Congresso esiste una compenente importante che cercherà di evitare la rottura definitiva, e pericolosi­ssima per la pace mondiale, tra Washington e Mosca.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy