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Salvini-Meloni con Putin «La Svezia dimostra che il nemico è l’Isis»

Cambio di rotta sull’America: «Rispetto a Obama non è cambiata». Forza Italia chiede di invitare Vladimir al G7 di Taormina: «Deve ricucire col presidente Usa»

- MATTEO PANDINI RIPRODUZIO­NE RISERVATA

I bombardame­nti americani in Siria squassano il centrodest­ra. Non solo quello italiano, vista la reazione di Marine Le Pen. Anche lei, come Matteo Salvini e Giorgia Meloni, da tifosa di Donald Trump si ritrova ad accusare Washington. Mentre Silvio Berlusconi è imbarazzat­o, nel vedere la rissa tra il presidente Usa e il russo Vladimir Putin. Quest’ultimo è suo amicone. E l’ex premier non è certo ostile a Donald. Tanto che il capogruppo degli azzurri alla Camera, Renato Brunetta, s’affretta a invocare il governo per «allargare il G7 di Taormina di fine maggio», così da invitare Putin «e riallaccia­re» i rapporti internazio­nali. Subito dopo, la stessa idea è rilanciata dal senatore forzista Maurizio Gasparri.

Fatto sta che, nel bel mezzo della polemica sui raid a stelle e strisce, rimbalza la notizia dell’attentato a Stoccolma. Camion sulla folla. Morti e feriti. Un film già visto a Nizza o Berlino.

Per la Meloni è la dimostrazi­one che «il nostro vero nemico è l’Isis e il terrorismo islamico». Insomma, altro che Assad. Osserva la leader di Fratelli d’Italia: «Mi auguro che la nuova amministra­zione Trump non voglia seguire la folle politica di Obama di sostanzial­e sostegno ai fondamenta­listi islamici e metta fine alla vergognosa ambiguità che gli Usa hanno avuto finora in Medio Oriente». E Salvini: «Seminiamo morti in Siria e raccogliam­o morti in Svezia. Sono stufo di qualcuno che fa il gendarme nel mondo». E poi: «Mentre i missili colpiscono la Siria, noi siamo di nuovo sotto attacco. Basta ossigeno ai terroristi, basta guerra, si fermino tutti: il nemico non è Assad ma i tagliagole islamici». E ancora: «Non possiamo non commentare il caos che qualche imbecille sta riportando in giro per il mondo. L’Isis era rinchiuso in un angolo di Siria e Assad stava vincendo la guerra ai terroristi». Il segretario del Carroccio nota che «i primi a compliment­arsi con Trump sono stati quelli che l’hanno insultato fino all’altro giorno». Il tasto su cui battono la Meloni e Salvini riguarda le campagne militari contro i vari Saddam e Gheddafi: «Hanno portato vantaggi o svantaggi?», si domandano. Una linea condivisa anche da Marine Le Pen, impegnata in una dura campagna elettorale: s’è detta «sorpresa» perché «Trump aveva indicato diverse volte che non intendeva più fare degli Usa il gendarme del mondo ma è esattament­e ciò che ha fatto» ha spiegato all’emittente France 2.

Si definisce «sorpreso» anche Nigel Farage. Colonna dell’Ukip e fautore della Brexit. Mentre Berlusconi non si espone. Per lui, lo fanno alcuni fedelissim­i. Come Lucio Malan, che plaude alla reazione «lodevolmen­te misurata» di Mosca, ma poi sbuffa: «Sulla scena internazio­nale manca una figura» come quella del Cavaliere.

Naturalmen­te, il centrodest­ra diventato gelido su Trump non sfugge alla sinistra. Che ci inzuppa il pane. «I trumpisti di casa nostra, vedi Salvini e Meloni, ora fanno una mezza marcia indietro» esulta il leader dei Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel Pd. La Meloni sbuffa: «L’unico crimine di guerra finora accertato è la complicità di chi in questi anni ha permesso ai tagliagole dell’Isis di massacrare gli innocenti, sterminare le minoranze religiose e in particolar­e i cristiani, ridurre in schiavitù donne e le bambine».

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