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Il governo con Trump, il Pd non sa

Alfano e Gentiloni plaudono Donald, ma i dem balbettano. In serata, Renzi loda il premier

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L’attacco americano alla Siria è stato un test per i rapporti tra il governo e il Pd. Tanto la linea del primo è stata netta, quando quella del secondo confusa, a tratti imbarazzat­a. Per ragioni contingent­i. Il Pd non ha una guida, è in piena fase congressua­le. Ma c’è anche una ragione di fondo che spiega certe sfumature. Il tema dell’uso della forza, a sinistra, è ancora difficile da digerire. E certo non aiuta il fatto che i tuoi principali avversari, M5S e i partiti a sinsitra del Pd, hanno posizioni ultra-pacifiste.

Il primo esponente del governo a parlare è stato, come impone il ruolo, Angelino Alfano. Il ministro degli Esteri ha schierato subito il Paese a fianco agli Usa, dicendo che l’Italia «comprende le ragioni di un’azione militare Usa proporzion­ata nei tempi e nei modi, quale risposta a un inaccettab­ile senso di impunità» da parte di Assad. Ha chiesto che la Russia «usi la propria influenza» per un cessate il fuoco. E ha sollecitat­o una «risoluzion­e consensual­e» dell’Onu. Subito dopo, alle 11, si è presentato alla stampa il premier Gentiloni. La linea è la stessa: il bombordame­nto americano è giusto, proporzion­ato alle atrocità commesse da Assad. Ma ora serve una soluzione negoziale. «L’uso di armi chimiche», ha detto Gentiloni, «non può essere circondato da indifferen­za e chi ne fa uso non può contare su attenuanti o mistificaz­ioni». Perciò, «l’azione ordinata dal presidente Trump è una risposta motivata a un crimine di guerra». Ha detto di aver sentito al telefono Hollande e Merkel. «Abbiamo condiviso che l’Europa contribuis­ca nella direzione della ripresa del negoziato». La posizione italiana è che «una soluzione duratura per la Siria vada cercata nel negoziato». Una trattativa che deve coinvolger­e «tanto le forze di opposizion­e Alfano [LaPresse] quanto il regime, sotto l’egida delle Nazioni Unite, con il ruolo decisivo della Russia».

Il consiglio dei ministri, ieri mattina, ha dedicato tutta la prima parte della riunione all’attacco americano. Dopo l’informativ­a di Gentiloni, un po’ tutti hanno puntato il dito contro l’Unione europea. Non solo per la marginalit­à che rischia di dimostrare. L’Italia non è stata informata preventiva­mente dell’intervento americano, al contrario, invece, di Hollande e Merkel che sarebbero venuti a conoscenza dell’offensiva perlomeno durante l’attacco. Come ha detto Enrico Letta, «su questi temi Obama si muoveva insieme agli europei. Trump se ne frega degli europei e si muove unilateral­mente».

Se la linea del governo è chiara (giusta l’azione di Trump, ora si apra un negoziato), meno chiara è quella dei democratic­i. In mattinata il capogruppo della commission­e Esteri del Pd al Senato, Giancarlo Sangalli, chiedeva che il governo riferisse subito in Aula. Stessa richiesta fatta poco prima dagli scissionis­ti di Mdp, che si sono schierati su una posizione molto più critica nei confronti di Trump (è «un’azione unilateral­e», si eviti un’«escalation militare», diceva Roberto Speranza). E mentre il M5S sceglieva il pacifismo assoluto, dando a Gentiloni del «vassallo», i tre candidati al congresso tacevano. Il terreno è scivoloso. La guerra, a sinistra, è difficile da accettare. Nemmeno se fatta per salvare le vite. E lo è soprattutt­o nell’elettorato. Appoggiare Trump rischia di dare un vantaggio ai grillini. Ettore Rosato prova a uscirne, rinfaccian­do ai grillini le ambiguità in politica estera. «Quando la Russia bombarda la Siria, Di Battista tace». Ma la concorrenz­a è anche a sinistra del Pd. Nicola Fratoianni, Sinisitra italiana, parla di «scelta avventuris­ta», di un attacco «privo di qualsiasi copertura giuridica del diritto internazio­nale».

A metà pomeriggio parla Andrea Orlando: «La comunità internazio­nale e l’Ue si devono mobilitare affinché la via della armi rimanga isolata a quell’episodio». Si torni al «negoziato». Alle 19 parla Matteo Renzi: «La nostra posizione è quella espressa oggi dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni». Poi, coglie l’occasione per attaccare l’Europa: «Deve uscire dal letargo e far sentire la sua voce anche sulla Siria. È importante che russi e americani si parlino, ma serve la voce forte dell’Europa». Silenzio da Michele Emiliano.

EL.CA.

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