Libero

Aiuto, stanno tornando pure i pacifisti

Obama è uscito di scena e così si possono rispolvera­re le bandiere arcobaleno. Dopo l’innamorame­nto iniziale i grillini mollano il nuovo presidente: blocchiamo subito questo conflitto. D’Alema: l’escalation militare si fermi

- SALVATORE DAMA ROMA RIPRODUZIO­NE RISERVATA RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Son tornati. Appena lo Zio Sam tira fuori la doppietta, riecco che si materializ­zano i pacifisti. Con l’era di Barack Obama, premio Nobel per la Pace sulla fiducia (ricevuto a pochi mesi dall’inizio del primo mandato), il movimento multicolor­e aveva ammainato le bandiere. Ma era solo un letargo. Donald Trump è il bersaglio ideale. Lui e i 59 missili esplosi sulla Siria. L’imperialis­mo americano che ritorna. Il problema? Che dall’altra parte c’è Bashar Assad, un dittatore, che gasa i bambini. Il quale annovera tra i suoi (pochi) alleati Vladimir Putin, non proprio un idolo delle masse occidental­i. Tra tanti “cattivi” è difficile orientarsi. Il Movimento 5 Stelle, per esempio, è già andato in confusione.

Non è solo la presidenza obamiana. I pacifisti non hanno mai più avuto il seguito degli Anni Zero e i veterani giustifica­no il decadiment­o di consensi con la crisi economica. Te ne freghi della pace nel mondo quando non arrivi a fine mese con lo stipendio. Il Genoa social forum contro il G8, le grandi manifestaz­ioni contro la guerra in Iraq e in Afganistan. Le bandiere a stelle e strisce bruciate, il fantoccio di Bush junior impiccato. I centri sociali del Veneto di Luca Casarini, quel prezzemoli­no di Vittorio Agnoletto che finiva nei pastoni dei tg della sera. Fotogrammi del passato. Oggi il pacifismo fa capolino solo sulle bacheche dei tuttologi da tastiera. Un giorno professano la non violenza, un altro vogliono la Glock per farsi giustizia da soli. Ghandi e polvere da sparo. Insomma, non sono più gli anni d’oro. Non più.

Nel regno delle contraddiz­ioni il partito di riferiment­o è, al solito, il M5S. Ieri i gruppi parlamenta­ri del Movimento hanno diffuso una nota comune per dire «no» a una guerra per «fermare» un’altra guerra. «No a un’altra Libia, no a un altro Iraq o un altro Afghanista­n». L’Italia, ammoniscon­o, resti fuori da «questo risiko». Riferiment­o del neo-pacifismo è Alessandro Di Battista. Pure lui intervenut­o, su Facebook, per dire no alle bombe. «Intervenga l’Onu con un’inchiesta vera e indipenden­te», dice. Sì, va be’, l’Onu. Dopo che sono già partite le bombe...

Poi ci sono i grillini amanti del grilletto. Seguendo le orme dell’internazio­nale populista. «La politica internazio­nale ha bisogno di uomini di Stato forti come Donald Trump e Vladimir Putin». Grillo dixit. Una passione ricambiata dagli uomini in colbacco. Che, secondo fonti dell’Amministra­zione americana interpella­te alcuni giorni fa dalla Stampa, seguono con attenzione l’evoluzione elettorale dei grillini. Sperando di portare l’Italia nell’orbita di influenza di Mosca, in caso di vittoria del polo populista. Come ai tempi del Pci.

A proposito di ex comunisti, un altro caso è Massimo D’Alema. Nel ’99 il governo da lui presieduto partecipò ai bombardame­nti in ex Jugoslavia mettendo a disposizio­ne le basi italiane. Le pulsioni guerrafond­aie di Baffino appartegon­o al secolo scorso. Archiviabi­li come fomento giovanile. Oggi predica prudenza. Una rottura nei rapporti tra Trump e Putin? «I spero di no» dichiara l’ex premier e ministro degli Esteri, «spero che l’escalation militare si fermi e riparta il negoziato, sotto l’egida delle Nazioni Unite, si stabilisca un cessate il fuoco e si possano assistere i civili». Questa, aggiunge il neo-pacifista Massimo, «è l’unica via per uscire da una situazione pericolosi­ssima, non solo per la Siria, ma per la pace nel mondo». D’Alema si avvolge in una bandiera multicolor­e: «I crimini contro i civili, non lo dimentichi­amo, sono stati compiuti da una parte e dall’altra. Il regime di Assad non è certo innocente ma dall’altra parte c'è l'Isis. Paradossal­mente l’attacco americano potrebbe anche creare le condizioni per riaprire il negoziato. Oggi sul campo» conclude, «c’è una situazione di maggiore equilibrio, se c’è saggezza questo potrebbe perfino aiutare un negoziato». Ecco un nuovo candidato al Nobel per la Pace. un «nemico». Altri 6 caccia Eurofigher Typhoon con 145 uomini al seguito (costo 3 milioni) sono stati inviati in Islanda per il turno nella missione Nato di protezione condivisa dello spazio aereo della piccola nazione.

A completare lo scenario c’è l’aumentato impegno militare italiano in Libia, con costi triplicati e scenari sempre più incerti, il raddoppian­o degli stanziamen­ti per le missioni in Turchia e la moltiplica­zione di quello per le operazioni dei servizi segreti. Infine c’è il capitolo del rifinanzia­mento delle missioni militari, votato a gennaio, salito a 1,28 miliardi di euro rispetto ai 1,19 miliardi del 2016. Soldi destinati a finanziare l’impiego di 7.600 uomini, 1.300 mezzi terrestri, 54 mezzi aerei e 13 navali in decine di missioni attive in 22 Paesi, nel Mar Mediterran­eo e nell’Oceano Indiano.

ENRICO PAOLI

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy