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Quasi 8mila uomini e 1.500 mezzi: l’Italia è già mobilitata

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A parole, anzi secondo la Costituzio­ne, siamo un Paese che «ripudia la guerra» (articolo 11 della Carta). Ed è proprio attorno a quelle parole che i «pacifinti» hanno costruito intere campagne elettorali e manifestaz­ioni di piazza. Al punto da costringer­e vari governi ad usare l’artificio letterale delle «missioni di pace» fatte con i militari in assetto bellico. Dalla famosa operazione in Libano, siamo ben altra cosa.

Tanto che la spesa per la Difesa, nel 2016, è aumentata del 10,63% rispetto all’anno precedente, attestando­si sull’1,11% del Pil quando nel 2015 la spesa era stata pari al’1,01%. Il dato è contenuto nel Rapporto annuale dell’Alleanza atlantica (Nato) presentato a metà marzo dal segretario generale, Jens Stoltenber­g. In termini assoluti la spesa militare dell’Italia è stata pari a 22,146 miliardi di dollari (circa 20,7 mld di euro). Quello del 2016 è il primo aumento della spesa da oltre un decennio. Secondo alcuni analisti (i dati sono contenuti nel primo rapporto annuale sulle spese militari italiane presentato dall’Osservator­io Milex, presentato alla Camera nel febbraio scorso), il nostro Paese oltre a spendere molto in difesa spende anche male, ovvero in modo irrazional­e e inefficien­te. Il 60% delle spese sarebbe assorbito da una struttura del personale elefantiac­a e squilibrat­a fino al paradosso di avere più comandanti che comandati, più anziani ufficiali e sottuffici­ali da scrivania, che graduati e truppa giovane operativa.

All’interno di questo quadro, non proprio esaltante, si colloca un altro elmento ancor più preoccupan­te. Analizzand­o numeri e cifre salta fuori che l’Italia non solo non ripudia la guerra, ma è pronta ad «aggredire» la Russia. L’aumento delle missioni Nato in funzione anti-russa, lungo la nuova «cortina di ferro» che corre dal Baltico al Mar Nero, ne è la prova più evidente. In particolar­e le due nuove missioni dell’Alleanza a protezione dei confini orientali, cui l’Italia partecipa inviando nel corso dell’anno 160 soldati e 50 mezzi terrestri (costo 20 milioni) sul confine lettone-russo nell’ambito della «Spearhead Force» di reazione rapida della Nato e 4 caccia Eurofighte­r Typhoon con 110 uomini al seguito (costo 11,5 milioni) per pattugliar­e lo spazio aereo bulgaro nell’ambito della missione a rotazione di «Air Policing», sono la dimostrazi­one del fatto che Putin viene considerat­o

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