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Regalati due miliardi a Ubi per prendersi Etruria & C

Altro che comprate a un euro. Le quattro banche fallite hanno una maxi dote di Bankitalia che le copre in caso di buchi futuri. Così l’acquisto è stato un affare

- FRANCESCO DE DOMINICIS twitter@DeDominici­sF RIPRODUZIO­NE RISERVATA

C’è un dato, relativo ai conti del fondo anticrac della Banca d’Italia, che è passato inosservat­o. Ovvero i nuovi oneri per i rischi di Etruria, Marche, Chieti e Ferrara. I primi tre istituti sono stati comprati da Ubibanca, il quarto da Bper. L’acquisto è stato realizzato a un prezzo simbolico: 1 euro per banca. Ma non è finita così. Del resto, tutto il salvataggi­o (risoluzion­e) delle quattro banchette è costata più di 4 miliardi.

Ora ne spuntano altri 2: sul bilancio del fondo di via Nazionale, infatti, pesa un esborso a titolo definitivo stimato tra 1 e 1,1 miliardi per la ricapitali­zzazione degli enti «ponte» oltre al rilascio di garanzie sui rischi. Garanzie che - come calcolato da Alvise Aguti e Silvia Battistell­i, due consulenti di investitor­i rimasti fregati con Etruria & co. valgono 1 miliardo. Due miliardi che non entrano direttamen­te sul bilancio di Ubi e Bper, ma rappresent­ano uno scudo in caso di sorprese future. In particolar­e, le garanzia del fondo di risoluzion­e copre eventuali rischi per cause di azionisti e obbligazio­nisti oltre che per la cessione delle sofferenze.

Sul punto si era battuto come un leone Victor Massiah, lo scorso anno. Nel lungo braccio di ferro con Bankitalia - che aveva sollecitat­o l’acquisto delle banchette fallite a novembre 2015 - il consiglier­e delegato di Ubi aveva preteso prima una profonda pulizia dei bilanci dalla spazzatura finanziari­a e dai crediti marci, poi un buon paracadute. Due richieste finalizzat­e a ridurre al minimo l’aumento di capitale per la stessa Ubi. Operazione da 400 milioni andata in porto proprio ieri col via libera dell’assemblea degli azionisti. Che ha approvato pure la distribuzi­one di un dividendo da 0,11 euro per azione (stacco della cedola a fine maggio). Frattanto, il fondo americano Silchester («con noi da tempo immemore» ha sottolinea­to Massiah evidenzian­do la differenza con gli investitor­i speculativ­i) è salito al 7,2% del capitale ed è il primo socio del gruppo. Il titolo ha chiuso la giornata con una perdita dell’1,31%. Tra i temi al centro della riunione dei soci, l’inchiesta della Procura di Bergamo, appena chiusa, sulla governance dell’istituto. Tra gli indagati, oltre a Giovanni Bazoli, il presidente del consiglio di sorveglian­za, Andrea Moltrasio: «Sorpreso che a 4 anni di distanza ci siano ancora incomprens­ioni»

Torniamo ai due miliardi extra a carico del fondo di Bankitalia. Si tratta di quattrini che portano il totale dei costi del bail in di Etruria, Marche, Chieti e Ferrara a oltre 6 miliardi. Facciamo un po’ di conti: con gli 8,8 miliardi necessari per nazionaliz­zare il Monte dei paschi di Siena e i 6,4 miliardi prenotati dal Nord Est (Veneto Banca e Popolare di Vicenza), il totale dei salvataggi delle banche italiane supera quota 21 miliardi. Vigilanza, banchieri e politica sono ancora convinti che il sistema creditizio della Penisola sia sano?

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