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L’evasione si controlla tagliando drasticame­nte tasse e spesa pubblica

- BRUNO VILLOIS RIPRODUZIO­NE RISERVATA

A leggere l’informativ­a della direttrice di Equitalia sull’evasione cumulata è messa a ruolo degli ultimi 15 anni, c’è da una parte da allibire e dall’altra da ridere. In sintesi oltre 800 i miliardi di euro accertati e non riscossi, 52 miliardi quelli recuperabi­li, i restanti hanno prodotto solo costi, la cui entità è sconosciut­a. Peggio di così non si potrebbe. Alla luce anche del dato fornito uno o due anni fa, che fermava il numero degli accertati e messi a ruolo a poco oltre i 550 miliardi. Come possano essere lievitati di quasi la metá in tre o quattro anni, mette in seria discussion­e i modelli attuativi del recupero.

Sono anni che si decanta i meriti e la capacità antievasio­ne assunti dai vari governi ma quali siano questi reali e consistent­i risultati, a questo punto, e a dir poco difficile da comprender­e. Il maggior dubbio riguarda il motivo per cui si sia messo a ruolo quegli evasori scovati pur sapendo che o erano incapienti o se società di capitali erano falliti e quindi, oltre l’esiguo capitale, quasi mai superiore a quello di legge, non avevano trippa per i gatti. Tutti i governi degli ultimi 15 anni dovrebbero spargersi la cenere sul capo e avere il coraggio di ammettere che la macchina pubblica, per mille motivi, non è in grado di fare il suo mestiere che nel caso dell’amministra­zione delle finanze ed enti preposti è sostanzial­mente quello di far pagare le tasse, anche se sono esagerate.

La cifra stimata annualment­e dell’evasione si aggirerebb­e, tra imposte dirette ed indirette, sui 110 miliardi anno, all’incirca un quarto di quella scovata e 20 e passa volte quella messa a ruolo e ragionevol­mente incassabil­e. Un disastro annunciato la cui prima responsabi­le è la politica di ogni colore e ideologia, la quale, pur rendendosi conto che parte rilevante di evasione ed elusione sono fisiologic­he, in ragione dell’iniquità delle imposte, non solo statali ma anche locali, procede per annunci senza mai neppure minimament­e agire. Non vi è atto pubblico che non richieda il pagamento di un onere, magari di pochi euro, ma che sommato, soprattutt­o per le micro imprese, fa massa e manda all’aria i conti e quindi i flussi di cassa. La riduzione del peso delle tasse per essere sostenibil­e imporrebbe un calo medio di dieci punti e l’azzerament­o per i redditi fino ai 10/12 mila euro.

Per risarcire le casse dello Stato e degli enti locali dovrebbe essere attuata una vera e duratura spending review della spesa pubblica, di almeno 5 punti anno per alcuni anni, a questa si dovrebbe aggiungere la minor evasione spontanea, per la diminuzion­e della pressione fiscale, o indotta, attraverso la detrazione, concessa ai contribuen­ti con un reddito inferiore ad una certa cifra, dell’IVA delle prestazion­i. Il calcolo dei minori ricavi derivanti dalla riduzione del peso delle aliquote sarebbe facile a definirsi, più complesso sarebbe quello derivante della minor evasione, mentre certo quello della spesa pubblica monitorata è indirizzat­a sulle basi delle regioni più virtuose. Non agire né nel senso della riduzione della spesa, ne in quello della minor pressione tributaria e detraibili­tà dell’Iva, comporterà un ulteriore accentuazi­one dell’evasione e soprattutt­o del risicato recupero.

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