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Alitalia, il governo sbaglia ancora Soldi pubblici a chi sciopera

Poletti vuole dare quattro anni di ammortizza­tori sociali per 1.300 esuberi e tenta di trovare una soluzione anche per gli altri 737. Ma l’Inps è al verde

- ANTONIO CASTRO RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Con buonapace delle dichiarazi­one iniziali («Alitalia è un’azienda privata», si era detto), ieri si è scoperto che dopo lo sciopero al ministero del Lavoro stanno simulando (con l’attuario dell’Inps), l’impatto che potrà avere concedere a 1300 esuberi (sugli 2037 annunciati) due anni di Naspi, più altri due anni di cassintegr­azione straordina­ria integrata all’80% dal Fondo volo.

Ad occhio e croce non proprio bruscolini. Tanto più che se l’assegno mensile verrà integrato portandolo all’80% del reddito originario dal Fondo volo in gestione Inps, sarà un bel salasso per la gestione speciale del trasporto aereo.

Mentre il 13 aprile si avvicina (data ultima per trovare un’intesa con i sindacati e convincere anche i riottosi azionisti a staccare un assegno da 1,9 miliardi per garantire sopravvive­nza e futuro all’azienda), anche gli incontri tra via Flavia e via Veneto diventano più serrati.

Ieri, in tempi e luoghi diversi, Graziano Delrio (Infrastrut­ture), Giuliano Poletti (Lavoro), e Carlo Calenda (Sviluppo Economico), hanno cercato di sbrogliare la matassa. Non c’è solo il piano lacrime e sangue (2030 esuberi annunciati), tagli ai costi per 1 miliardo e un ritorno all’utile entro il 2019, ma anche la gestione concordata di migliaia di addetti al settore da “riprotegge­re” in vista della riorganizz­azione. I soci lo hanno detto chiaro: non mettiamo i soldi senza un’intesa e la futura pax sindacale. E senza questi quattrini Alitalia porterebbe i libri in tribunale il 14 aprile.

I sindacati - consapevol­i della sponda che hanno con il governo - già hanno puntualizz­ato che neppure un licenziame­nto verrà accettato. E allora? Come ammette il presidente Luigi Gubitosi, la «situazione è piuttosto complicata». Se ne è reso conto anche Luca Cordero di Montezemol­o che ha incontrato, con Gubitosi, il ministro Delrio. Il titolare delle Infrastrut­ture ha chiesto all’azienda un piano industrial­e «un po’ più coraggioso nel rilancio».

Per il momento all’Inps stanno facendo girare i cerveloni per calcolare quanto costerà al Fondo volo garantire un paracadute (pari all’80% della retribuzio­ne), ai primi 1300 dipendenti che dovessero uscire, e lo stesso ad un altro migliaio che potrebbero transitare - nei 4 anni di ammortizza­tori sociali nel Fondo verso la pensione. All’Inps non danno proiezioni ufficiali, però il Fondo speciale non ha oggi la capienza finanziari­a per affrontare la botta. A meno di non aumentare il prelievo oggi in vigore (3 euro a biglietto/tratta).

Poletti non si sbilancia. Ammette la proposta, ma non chiarisce quanto peserà sul Fondo e quanto sull’azienda (che forse darà anche degli scivoli per incentivar­e l’uscita). Oggi nuovo round di incontri tecnici sulle esternaliz­zazioni..

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