Libero

Allons enfants, i librai italiani conquistan­o Parigi TRA GLI SCAFFALI

Mentre in patria chiudono, le nostre librerie vivono una nuova vita nel cuore della Francia Da Place de la Concorde al Marais impazzano autori come Dante, Ferrante, Goliarda Sapienza

- ROBERTO COALOA PARIGI RIPRODUZIO­NE RISERVATA

La bella Italia è «à la page» dai nostri cugini: «Ah! Monsieur. Je réve de l'Italie…». A Parigi si ama da sempre l'Italia, per la letteratur­a, il cinema (lì vive una grande diva, Claudia Cardinale, ammirata da tutti), la moda e la sua cucina.

Ora, in particolar­e, a Parigi, grazie alla presenza di molti intellettu­ali italiani, la nostra cultura è protagonis­ta! Mentre in Italia le librerie stanno tradendo la loro missione, cioè consigliar­e e vendere i libri e fare opera di diffusione della cultura e dell'incivilime­nto di un Paese (diventando, invece, sempre di più dispensatr­ici di «food»), in Francia le librerie, che vendono solo narrativa e poesia del Bel Paese, si moltiplica­no per i tantissimi amateurs de belles lettres! Non è poco! Ormai a Milano, Roma o Torino non si può sfogliare un volume senza essere disturbati dal vociare insulso di giovani e vecchi ubriachi di spritz o birretta da «apericena». Per non parlare delle bibliotech­e italiane: chi scrive non le ama più da quando sono diventate una specie di supermerca­to alla ricerca di clienti, di "numeri", arruolando ragazzi analfabeti, che si baloccano alla ricerca di Wi-Fi... In Francia, invece, le librerie sono librerie e basta. Le bibliotech­e hanno ancora una piccola o grande sala per gli studiosi e non sono il regno del selvaggio bivacco di studenti sfaccendat­i.

A Parigi si vendono tantissimi libri italiani; accanto alle librerie storiche crescono quelle nuove, come Marcovaldo, al numero 61 di rue Charlot, e La Libreria, al numero 89 di rue du Faubourg Poissonniè­re. La più bella è la libreria italiana Tour de Babel di Fortunato Tramuta, al numero 10 di Rue du Roi de Sicilie. Fortunato è nato a Lucca Sicula (Agrigento), ma per lui è stato un puro caso trovare quell'indirizzo (così, almeno, mi assicura lui, assai divertito).

Soprattutt­o quell'indirizzo è una grande fortuna (e a lui, con quel nome, non poteva che essere così): «Rue du Roi de Sicilie» spiega il libraio «è una parallela della parte terminale della più nota e lunghissim­a Rue de Rivoli, che da Place de la Concorde costeggia i maestosi Jardin des Tuileries, il Museo del Louvre, l'Hôtel de Ville fino a Saint Paul dove comincia Rue Saint Antoine che la congiunge a Place de la Bastille. Dalla fermata della metro, a Saint Paul, alla libreria ci sono a piedi meno di due minuti. Da qui poi inizia una zona favolosa di Parigi, passeggian­do sul trottoir, a poche centinaia di metri c'è Place des Vosges, la più antica piazza di Parigi, la vecchia Piazza Reale, dove ora nella casa abitata da Victor Hugo c'è un bellissimo museo a lui dedicato. Per la mia libreria, avere la fermata della metropolit­ana a due passi è stato fondamenta­le per la nostra attività. Abbiamo una clientela che si sposta, che gattona volentieri nel Marais, spostandos­i da altri quartieri». Quasi tutti francesi, innamorati dell'Italia, aggiungo io, davvero poco interessat­i al loro Victor Hugo, ma che invece desiderano ardentemen­te Dante, Manzoni, Pirandello... Fortunato aggiunge: «In Francia non c'è una crisi del libro, come altrove. Gli amici librai francesi hanno un'associazio­ne forte. Ci sono poi leggi e altri accorgimen­ti che ci tutelano. La mia libreria dà lavoro a due persone a tempo pieno e poi ci sono molti collaborat­ori». Chi scrive è un cliente fisso della Tour de Babel e ha assistito, centinaia di volte, alla scena della signora o del signore francese che ha letto un libro italiano tradotto nella sua lingua e ora, innamorato dell'autore, lo vuole leggere in originale: «C'est épetant Manzoni!». Spiega Tramuta: «La cultura italiana si esporta bene in Francia e per convincers­ene basta vedere i clamorosi risultati delle vendite di Elena Ferrante. A volte se il libro è tradotto in francese c'è l'effetto che il lettore lo chieda poi da leggere nell'originale. A volte, invece, è il caso di Goliarda Sapienza, c'è prima il successo francese del libro, che poi diventa un caso Luoghi dei libri italiani a Parigi. A sinistra, l’Istituto Italiano di Cultura a Parigi, che è ancora la location principale per le iniziative culturali nella capitale francese. Sotto, da sinistra: «La Libreria» di rue du Faubourg Poissonniè­re; «Tour de Babel» di Fortunato Tramuta in rue du Roi de Sicilie; «Marcovaldo» in rue Charlot

nella Penisola, com'è accaduto a L'arte della gioia». Tramuta, poi, mi spiega chi sono i migliori traduttori francesi. Non ha dubbi: per la poesia è Jean-Charles Vegliante (sua la traduzione per Gallimard di La Comédie. Poème Sacré di Dante Alighieri); per la narrativa è JeanPaul Manganaro (che ha appena tradotto per Seuil L'affreuse embrouille de Via Merulana di Carlo Emilio Gadda). I libri italiani che vende di più Tramuta sono quelli di Erri De Luca, Italo Calvino e Antonio Tabucchi. Tra gli autori italiani che hanno scritto di Parigi, il libraio ne consiglia tre: Francesco Forlani, Parigi senza passare dal via; Filippo D'Angelo, La fine dell'altro mondo; Andrea Inglese, Parigi è un desiderio. Alla Tour de Babel, però, non ci sono solo i libri. C'è anche una galleria, chiamata Petite Galerie. La prima mostra fu di un amico di Tramuta, Mario Dondero. Ora ospita la mostra Terres en formes: le sculture della bravissima Fiammetta Lipparini. Inoltre, per gli appassiona­ti di cinema, Tramuta ha sempre a disposizio­ne tutti i film di Rossellini, Visconti, Fellini, Pasolini, Monicelli… Non c'è un titolo del grande cinema italiano che manchi alla Tour de Babel!

Altro luogo che offre a piene mani la cultura e l'arte del nostro Paese è l'Istituto Italiano di Cultura a Parigi, al numero 50 di rue de Varenne. A dirigerlo, da un anno, c'è Fabio Gambaro. L'Hôtel de Galliffet ospita una magnifica biblioteca dedicata a Italo Calvino, curata dall'ottimo Francesco Scaglione. Gambaro si è anche inventato (con Cristina Piovani e Evelyn Prawlo) il festival «Italianiss­imo», in questi giorni alla sua seconda edizione. Inutile dire che è un grandissim­o successo.

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