Libero

«Sono ancora un immortale»

Il ritorno dell’attore con un film sull’estremismo islamico: «Sarà educativo per i giovani»

- ANNAMARIA PIACENTINI

Christophe­r Lambert è il protagonis­ta del film Mothers, scritto e diretto da Liana Marabini, in uscita al cinema il 13 aprile. Con realismo e sensibilit­à si racconta l’estremismo islamico e la tragedia vissuta da due madri, Angela e Fatima, differenti per classe sociale e religione che perdono i figli - Sean e Taarik - dopo la scelta di arruolarsi nella Jihad in Siria. Del film, sulla tragedia dei genitori dei «foreign fighters», parliamo con Christoper Lambert.

Ha il ruolo di un inviato di guerra israeliano, in crisi dopo aver ucciso un terrorista, giusto?

«Sono Sam e vivo in un mondo che si confronta, tra violenza e ricerca di identità. L’uccisione del terrorista mi crea mille problemi morali, al punto di dover ricorrere ad una psicologa, la dottoressa Diana Fortis (Victoria Zinny). Credo che nella realtà sia davvero difficile uccidere Christophe­r Lambert, recita in «Mothers» [LaPresse]

la prima volta. Nel suo studio incontro Angela e Fatima e un imprendito­re emiliano (Remo Girone) anche lui in attesa della figlia fuggita in Siria».

Cosa l'ha spinta ad accettare questo ruolo?

«Il senso di responsabi­lità. Dobbiamo sempre ricordare da dove veniamo e chi siamo». Per esempio? «Bisogna essere consapevol­i del fatto che abbiamo problemi razziali e religiosi. I politici danno la colpa alla gente di tutto ciò che accade anche quando la colpa è la loro. Prendiamo ad esempio i giovani raccontati nel film che per debolezza diventano prede di persone sbagliate».

Cosa pensa di questo film?

Da cambiato?

«Non molto, sono il solito Lambert. Anche in amore. In ogni storia che ho avuto ci ho messo il cuore».

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