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Lachiesade­lFopponino restituita­allacittà grazieaimi­lanesiperb­ene

- ::: GIANLUCA VENEZIANI

Dove non ha potuto l’incuria è riuscito lo spirito civico degli abitanti. È una bellissima storia che racconta l’amore per la propria città, i propri simboli e i propri luoghi dell’anima, quella della ristruttur­azione della chiesa del Fopponino, edificio milanese del ’600 in stato di abbandono da oltre cinquant’anni. Grazie all’azione tenace e generosa dei cittadini del quartiere - che in cinque anni hanno raccolto 145mila euro, insieme a quelli messi a disposizio­ne, tra gli altri, dall’Ordine dei Cavalieri di Malta, per un totale di 435mila euro - da domani la chiesetta tornerà a essere aperta e visitabile, battezzata nel mattino da un concerto di arie sacre e liriche, da Verdi a Mascagni, proposto da Orietta Colacicco. L’esempio nobile di un crowdfundi­ng orientato al recupero del passato e ispirato dalla devozione per l’arte, la testimonia­nza di uno sforzo privato che si fa comunitari­o e riesce a supplire anche alle deficienze dell’intervento pubblico.

La primitiva cappella, edificata nel 1662, poi diventata chiesa, aveva smesso di svolgere le sue funzioni 300 anni dopo, nel 1963, sostituita da una nuova struttura, la chiesa creata da Gio Ponti, più adeguata alle esigenze della modernità. Ma gli abitanti avevano continuato a frequentar­la, seppur saltuariam­ente, per celebrarvi battesimi o matrimoni, ribadendo il suo ruolo di cuore e centro aggregativ­o del quartiere. Sarà così ancor di più adesso, in quella sorta di rivoluzion­e che è ogni restauro, cioè un rimettere a nuovo tornando all’origine: per tre mesi la chiesetta accoglierà visite guidate, e soprattutt­o d’ora in avanti ospiterà cerimonie sacre, concerti e incontri culturali, (...) La chiesa del Fopponino

(...) risorta - come si addice a un luogo cristiano nel corpo (i tetti e il campanile) e nell’anima artistico-religiosa.

Ma il recupero della chiesa del Fopponino racconta anche il legame di una comunità con i tre principi istitutivi, già secondo Vico, di ogni civiltà: i matrimoni, la religione e i funerali. Proprio accanto alla struttura sorgeva infatti il cimitero del Fopponino, il più antico della storia milanese, istituito nel lontano 1576. Quel luogo sacro attraversò la peste manzoniana del 1630 e resistette anche all’annessione dell' area (allora Comune dei Corpi Santi) alla città di Milano, ma non sopravviss­e alla nascita di due altri cimiteri, il Musocco e il Monumental­e, e all'avvento dell'urbanizzaz­ione, che lo trasformò un crocicchio di vie, frequentat­e da passanti e non più abitate da trapassati.

Ridare luce, vita e ruolo alla chiesa significa allora restituire dignità anche ai morti che là di fronte erano sepolti. A conferma che, come diceva Carlo Levi, ogni paese è fatto delle ossa dei suoi morti. E delle pietre delle sue chiese. Oltre che dello spirito pugnace dei suoi cittadini. di accordo, una sorta di patto territoria­le tra figure differenti». Più facile a dirsi che a farsi, viste come sono andate le cose negli ultimi anni. Presente alla riunione anche l’assessore alla Sicurezza Carmela Rozza che ha invitato «gli amministra­tori che ritengono di avere una situazione non gestita e non hanno gli strumenti per farlo a rivolgersi a noi in modo che possiamo indirizzar­ci» con eventuali controlli.

Ma non è tutto, anche gli abitanti devono fare la loro parte, sia chiaro. Quindi Rozza ha lanciato l’appello a diventare «una guardia ecologica volontaria in grado di curare il giardino sotto casa e se tra le guardie ci sono cittadini di tutti i colori la cosa viene anche meglio», ha aggiunto Rozza sottolinea­ndo la speranza «di arrivare ad avere una polizia locale di tutti i colori perché tutti devono difendere la propria città». A cominciare dalle istituzion­i: «Il Comune deve essere presente e attento», ha ricordato infatti Rabaiotti. C’è solo da augurarsi non si tratti dell'ennesimo spot.

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