Libero

Evaso ritrovato nel campo nomadi

L’albanese era fuggito dal carcere di Alessandri­a. Si nascondeva nel bagno della baraccopol­i

- SALVATORE GARZILLO RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Si nascondeva in un container usato come bagno dagli abitanti del campo nomadi Bonfadini, pensava che almeno lì gli agenti non avrebbero cercato. E invece gli uomini della Mobile si sono tappati il naso e hanno messo fine alla latitanza di Besnic Mirra, l’albanese di 35 anni che il 17 marzo scorso è evaso dal carcere di Alessandri­a durante il servizio pulizie all’esterno dell’istituto. Un privilegio conquistat­o con fatica grazie alla buona condotta dimostrata durante la detenzione e che dopo la sua fuga lascia ipotizzare che avesse studiato il piano da tempo. Mirra, che ha precedenti per furto, rapina e ricettazio­ne, doveva scontare una pena fino al 2024 per una rapina ma durante l’ultima uscita si è allontanat­o senza più fare ritorno. L’allarme è scattato alcune ore dopo. Inoltre le telecamere puntate verso l’esterno del perimetro di cinta non sono idonee a registrare e quindi gli investigat­ori di Alessandri­a hanno iniziato le indagini senza conoscere subito la direzione di fuga. Grazie alla collaboraz­ione con i colleghi Il campo nomadi di via Bonfadini [Ftg]

milanesi diretti da Lorenzo Bucossi, gli agenti hanno ricostruit­o i contatti dell’albanese scoprendo legami con pregiudica­ti del campo nomadi di via Bonfadini.

«Si tratta di un’operazione significat­iva per la tempestivi­tà», ha dichiarato il questore di Alessandri­a Andrea Valentino. «Molte erano le difficoltà da superare, cominciand­o dall’abilità dell’evaso, scaltro e accorto, di mantenere contatti sotto traccia, servendosi spesso di telefoni e schede diversi, forniti in gran parte da connaziona­li e nomadi».

Due giorni fa il blitz nell’area, 50 agenti della Mobile hanno fatto irruzione all’alba e per molte ore hanno cercato il latitante in ogni angolo. Alla fine era in uno dei prefabbric­ati ad uso bagno, proprio come uno di quelli che avevano trasformat­o in una serra di marijuana con tanto di sistema di areazione. L’avevano scoperta i carabinier­i durante un controllo circa un mese fa, la stessa occasione in cui erano spuntate otto pistole rubate e una montagna di carcasse di auto.

Tutto torna, anche nella criminalit­à. Quelle vetture cannibaliz­zate erano parte del lavoro di una banda di ladri d’auto specializz­ata nella rivendita sul mercato nero. Un business da centinaia di migliaia di euro che hanno scoperto i militari del comando provincial­e al termine di una lunga indagine su decine di furti avvenuti a Milano. Nella squadra c’erano un padre e figlio italiani che abitavano in via Salomone ma che frequentav­ano assiduamen­te il campo nomadi. Basti pensare che il più giovane è soprannomi­nato Lupin per le sue capacità.

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