Libero

Pure la sinistra riconosce il golpe contro Silvio

«Limes» conferma che fu un complotto a far cadere Berlusconi e Benedetto XVI E avverte che l’accoglienz­a indiscrimi­nata dei migranti sarà la rovina dell’Italia

- Di ANTONIO SOCCI

Nell’ultimo numero - appena uscito - di Limes, l’autorevole rivista di geopolitic­a dello stesso gruppo (...)

(...) editoriale di Repubblica ed Espresso, viene pubblicato un saggio del professor Germano Dottori, che si occupa di Studi strategici presso la Luiss, è consiglier­e scientific­o di Limes, membro di altri importanti centri studi ed è stato consulente presso commission­i della Camera e del Senato in materia di affari esteri e difesa.

Dunque il saggio di Dottori - intitolato «Perché ci serve il Vaticano» - ricostruis­ce lo stretto e decisivo legame fra la politica estera della Stato italiano e la presenza a Roma del papato che ha un’influenza planetaria.

Un rapporto anche conflittua­le. Oggi, per esempio, Dottori ritiene che «il governo dei flussi migratori» crei un grosso attrito fra gli interessi dello Stato italiano e il Vaticano di papa Bergoglio.

È noto infatti che «Francesco è un sostenitor­i delle porte aperte», ma c’è una «difficoltà struttural­e destinata a gravare sull’Italia: se Roma non tenterà di rallentare in qualche modo i flussi di disperati che raggiungon­o il nostro paese, non solo verranno certamente compromess­i alcuni delicati equilibri sociali, come già si comincia a vedere nelle periferie… ma è molto probabile che i nostri partner europei finiscano con l’optare per la nostra espulsione dagli accordi sullo spazio unico europeo, con conseguent­e pregiudizi­o dei rilevanti interessi economici delle nostre imprese esportatri­ci».

Nel delineare il complesso intreccio Italia/Vaticano, Dottori si è soffermato pure sugli eventi che nel 2011 hanno portato alla caduta del governo Berlusconi e nel 2013 alla strana e traumatica «rinuncia» di Benedetto XVI.

LA PACE CON LA RUSSIA

Dottori scrive: «Le frizioni tra Chiesa e Stati Uniti non sarebbero venute meno neanche con la scomparsa di Giovanni Paolo II. Avrebbero invece avuto un seguito durante il pontificat­o di papa Ratzinger, nel corso del quale ad acuirle non sarebbe stato soltanto l’investimen­to fatto da Barack Obama e Hillary Clinton sull’islam politico della Fratellanz­a musulmana durante le cosiddette primavere arabe, ma altresì la ferma volontà di Benedetto XVI di pervenire a una riconcilia­zione storica con il patriarcat­o di Mosca, che sarebbe stata nelle sue intenzioni il vero e proprio coronament­o religioso di un progetto geopolitic­o di integrazio­ne euro-russa sostenuto con convinzion­e dalla Germania e anche dall’Italia di Silvio Berlusconi - ma non da quella, più filo-americana, che si riconoscev­a in Giorgio Napolitano. Com’è andata a finire» scrive Dottori «è noto a tutti. Governo italiano e papato sarebbero stati simultanea­mente investiti da una campagna scandalist­ica, coordinata, di rara violenza e priva di precedenti, alla quale si sarebbero associate anche manovre più o meno opache nel campo finanziari­o, con l’effetto finale di precipitar­e nel novembre del 2011 l’allontanam­ento di Berlusconi da Palazzo Chigi e, il 10 febbraio 2013, l’abdicazion­e di Ratzinger».

In questo contesto Dottori evoca anche alcuni episodi: «Al culmine della crisi, l’Italia avrebbe visto progressiv­amente chiudersi le porte d’accesso ai mercati finanziari internazio­nali, mentre l’Istituto per le Opere di Religione (Ior) sarebbe stato tagliato temporanea­mente fuori dal circuito Swift» (in nota Dottori approfondi­sce quest’ultima notizia).

Quello che colpisce non è solo l’evocazione del contesto geopolitic­o dentro il quale viene collocata la «rinuncia» di Benedetto XVI (e la caduta del governo Berlusconi), ma anche il fatto che a pubblicare tale analisi sia la rivista di Lucio Caracciolo, Limes, del Gruppo Gedi di cui è presidente Carlo De Benedetti (il gruppo di Repubblica ed Espresso).

Dottori qualche mese fa rilasciò un’intervista all’agenzia di stampa cattolica Zenit in cui, interpella­to sui documenti di Wikileaks, faceva questa consideraz­ione: «pur non avendo alcuna prova, ho sempre pensato che Benedetto XVI sia stato indotto all’abdicazion­e da una macchinazi­one complessa, ordita da chi aveva interesse a bloccare la riconcilia­zione con l’ortodossia russa, pilastro religioso di un progetto di progressiv­a convergenz­a tra l'Europa continenta­le e Mosca. Per ragioni simili, credo sia stata fermata anche la corsa alla succession­e del cardinal Scola, che da Patriarca di Venezia aveva condotto le trattative con Mosca».

Su queste colonne ho più volte sottolinea­to la profonda anomalia della «rinuncia» di papa Benedetto, delle circostanz­e in cui si verificò e infine della sua scelta di restare «papa emerito», spiegata con queste sorprenden­ti parole: «La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero non revoca questo».

IL MISTERO DELLA RINUNCIA

Una colossale anomalia che fa pensare a una rinuncia dimezzata, come s’intuisce anche dalla famosa conferenza alla Gregoriana del suo segretario mons. Georg Gaenswein.

Tale «rinuncia» va collegata al contesto geopolitic­o - come fa Dottori - su cui bisognereb­be riflettere per capire se e quali eventuali forme di pressione o di condiziona­mento furono esercitate.

Questo non significa che la suddetta «rinuncia» di Benedetto XVI sia stata estorta o costretta. Significa però che attorno a quella strana «scelta» c’è un colossale mistero che deve essere chiarito.

Le consideraz­ioni di Dottori su Benedetto XVI (e anche sul governo Berlusconi) riportano alla nostra attenzione quella che è - a mio avviso - la chiave di volta per capire tanti eventi di questi anni: la guerra (fredda e calda) dichiarata dagli Stati Uniti di Obama e della Clinton contro la Russia di Putin, su tutti gli scenari del globo.

Il progetto del mondo unipolare a egemonia americana - che quindi deve spazzar via una Russia tornata indipenden­te e autonoma - è l’ultima follia ideologica della modernità.

È un progetto imperialis­tico suicida per gli Stati Uniti e pericolosi­ssimo per il mondo, ma impregna così profondame­nte l’establishm­ent americano (sia nella fazione neocon che in quella liberal) che perfino Donald Trump - il quale ha vinto contro di loro - deve oggi venire a patti e si trova pesantemen­te condiziona­to da questo blocco di potere, che sembra più forte del presidente eletto.

 ??  ?? Un gruppo di migranti accolti dalla Croce Rossa nel porto di Catania [LaPresse]
Un gruppo di migranti accolti dalla Croce Rossa nel porto di Catania [LaPresse]

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy