Libero

Grillo: al Pd serve il neurologo E dopo invoca la violenza

I 5 Stelle attaccano: «I traditori sono nel governo». Ma alla Camera Di Maio e Fico sfiorano la rissa. Il leader sull’Ilva: se alla gente porti via il futuro, ha il diritto di...

- BRUNELLA BOLLOLI ROMA RIPRODUZIO­NE RISERVATA AMICI MAI

«Ma dai, Pd. Far saltare tutto per il Trentino Alto Adige... Ma potevate dircelo, vi davamo anche la Val d’Aosta». A Camera infuocata, Beppe Grillo sfotte i democratic­i e affonda il colpo su Giorgio Napolitano: «Questo signore di 90 anni che ancora dà moniti», attacca dal blog, «e dice “non bisogna andare alle elezioni”». Il leader pentastell­ato non ha dubbi: ad affossare il patto per il Tedeschell­um sono stati quelli del Pd e allora «che si facciano la legge elettorale da soli. Noi ci ritiriamo. Siete dei masochisti», insiste il fondatore rivolto ai renziani, «l’avevamo proposta noi e questo, per voi, era una gastrite neurologic­a. Non potevate sopportarl­o, lo so. A voi serve il neurologo».

Grillo ironizza, ma in serata, durante un comizio ad Asti, reduce dalla chiusura della campagna elettorale a Taranto, giustifica la violenza perché «quando alla gente porti via il futuro, il lavoro, la salute e la visibilità, ha tutto il diritto di diventare violenta». Non si deve mai arrivare a quel tipo di violenza», tuona il tribuno ligure, «ma chi in questi anni ha gestito l’Ilva non ha pensato alle persone, le ha dimenticat­e». E sulla legge elettorale affossata, «è meraviglio­so», ha scherzato, «andiamo tutti in Trentino».

Chi c’è rimasto male, invece, è Luigi Di Maio, premier in pectore del M5S e gran tessitore della trattativa con Pd, Fi e Lega. Credeva nel voto anticipato, si vedeva già a Palazzo Chigi, e invece adesso gli tocca aspettare. È impietrito, poi furioso. Subito se la prende con il Pd, «per loro al Senato sarà un Vietnam», si lascia andare, ma dentro ce l’ha con l’ala più talebana del Movimento, con chi non ha mai digerito «l’inciucio con il Pd e con Berlusconi» e da subito è stato contro. Il capo degli ortodossi? Roberto Fico, con cui i rapporti non sono mai stati idilliaci e che, ieri, dopo il pasticcio sull’emendament­o Biancofior­e (e Fraccaro), era visibilmen­te soddisfatt­o.

Tra il vicepresid­ente della Camera e il numero uno della Vigilanza Rai si sfiora la rissa, se ne dicono di tutti i colori lungo lo scalone che dalla presidenza della Camera porta giù. Passa un parlamenta­re e teme che i due big grillini possano venire alle mani, tanto gli animi sono accesi. A sera tra Di Maio e Fico ci sarà un chiariment­o, entrambi hanno votato l’emendament­o contestato, ma la spaccatura tra i parlamenta­ri M5S sul sistema elettorale è un dato di fatto, considerat­o che subito dopo l’incidente sull’emendament­o qualcuno ha sentito gli ortodossi ammettere: «Abbiamo piazzato una mina sul percorso e il Pd è scoppiato sopra». E con il Pd tutto l’accordo sul sistema elettorale. Accordo a cui tenevano anche nella sede della Casaleggio associati.

Oltre all’emendament­o sul Trentino c’erano le due proposte su preferenze e voto disgiunto. Punti sui quali il M5S, in commission­e, aveva scelto la linea della non belligeran­za. Con il passare dei giorni, però, qualcosa è cambiato al suo interno: i malumori «sul patto con il nemico» sono cresciuti, facendo sbandare le certezze di Grillo sulla bontà dell’accordo e inducendo i vertici a chiedere una nuova consultazi­one on line. Voto a questo punto inutile: il Fianum è morto sul Trentino e, argomentan­o i deputati M5S, sarebbe comunque franato proprio su voto disgiunto e preferenze su cui il M5S, spinto dall’ala ortodossa, era pronto a battagliar­e. Un ulteriore segno dei dubbi sulla compattezz­a dei deputati è il vademecum per il voto segreto, cioè premere il pulsante auto-filmandosi e mostrando bene il dito, giunto in mattinata al gruppo per evitare franchi tiratori. Un ordine di scuderia, poi resosi inutile, che in tanti tra i parlamenta­ri erano pronti a disattende­re. A sinistra il fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo. Sopra Fico e Di Maio che sono quasi venuti alle mani in Aula [Getty]

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