Libero

Beppe cambia idea ogni 5 minuti

Le sue continue giravolte hanno messo a rischio gli ideali del movimento

- PAOLOBECCH­I RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Un parlamento nato da una legge elettorale dichiarata incostituz­ionale si è trasformat­o ieri in una gabbia di matti. Siamo alle comiche e non è un caso che un ex comico stia dando una grande prova di sé. Piccola storia, tanto per ricordare. Nel 2007 Grillo in un famoso V day attacca la casta e vuole, senza se e senza ma, le preferenze. In Rete nel 2014 sulla legge elettorale nasce la prima legge elettorale nata dall’intelligen­za collettiva della Rete, con tanto di preferenze. Un sogno di legge realizzato da quella mente lucidissim­a che era Gianrobert­o Casaleggio. E poi, e poi e poi? Poi tutto nel cesso. Nel giro di una settimana Grillo passa dal legalicum al modello tedesco doc per finire ad approvare un porcellinu­m con crauti, che di tedesco ha solo i crauti, la soglia di sbarrament­o al 5%, per far fuori tutti i piccoli partiti.

E non gli basta ancora, vorrebbe anche un po’ di culo, ossia un premio di maggioranz­a per la prima lista.

Ovviamente è la rete che ha deciso tutto. Così ci vuol far credere. E no, la Rete non è responsabi­le delle cazzate di Grillo. Quello che è avvenuto è molto semplice: Berlusconi senza volerlo ha offerto un assist perfetto a Grillo, rifiutando il Mattarellu­m ritoccato, e lui, Grillo, senza rendersene subito conto stava regalando la palla a Renzi. La palla è andare al voto subito perché ogni giorno che passa Renzi resta senza stipendio e soprattutt­o perde voti, con il rischio molto reale che nel giro di qualche mese si organizzi una forza di sinistra a lui alternativ­a.

Grillo non si rende subito conto di questo e sacrifica tutto quello in cui Il M5s ha sempre creduto pur di incassare un risultato subito: il voto. C’è forte tensione tra i suoi, è costretto a richiamare chi ancora crede in un Movimento fatto non da Di Maio e Di Battista, ma da cittadini e per cittadini, e mal digerisce l’accordo con Renzi per fare un altro parlamento di nominati. Comincia a fare marcia indietro: l’accordo dovrà essere ratificato dalla rete. E sì, altro che Intelligen­za collettiva, la rete ormai si limita a ratificare decisioni già prese.

Sorge tuttavia qualche dubbio, (perché una nuova votazione quando si era già votato?), ma come dice mio figlio, ci sta: Grillo è stato costretto a mediare con la fronda interna. O forse si è reso conto che stava commettend­o una cazzata. Rinunciava tutti i suoi ideali... per fare in fondo un piacere a Renzi.

E allora? Non gli restava che non rispettare gli accordi presi su emendament­i sia pur di relativa importanza. Dava così ancora una volta la prova di essere inaffidabi­le. Ma non poteva fare altrimenti. Accuse reciproche, da una parte e dall’altra, offrendo uno spettacolo indecoroso.

Giravolte continue, da dilettanti allo sbaraglio, ma l’accordo a questo punto salta. E con questo saltano le elezioni anticipate a settembre. I mercati esultano, il popolo italiano, che vorrebbe mandarli tutti a casa, un po’ meno.

Il gioco dell’oca ora ricomincia. Non sappiamo bene da dove. Ma quale credibilit­à può avere questo parlamento? Alla fine saranno sempre meno i cittadini che andranno a votare e questo forse lo vedremo già nelle imminenti elezioni comunali.

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