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E al terzo giorno di discussion­i risorge Alfano

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L’appuntamen­to è fissato per la mattinata, nella sede di Alternativ­a Popolare, nel centro di Roma. Centro politico e geografico arrivati a questo punto. Con il tramonto della legge elettorale tarata sul modello tedesco declinato in salsa italiana, i «partitini» di centro tornano a risorgere. Anzi, a risplender­e di luce propria. Per loro è l’alba di un nuovo giorno.

Per questa ragione, Angelino Alfano, ministro degli Esteri e leader di Ap, non più alleato del Pd, ha convocato tutti a via del Governo Vecchio, a due passi dal Senato e a quattro dalla Camera, per fare il punto su gli esiti «della segreteria politica» del partito «in merito al quadro politico attuale». In realtà l’incontro servirà ad esternare tutto l’entusiasmo dei cosiddetti «cespugli» per la «prematura scomparsa», del Fianum, la legge elettorale incentrata sull’italianizz­azione del sistema tedesco messa a punto dal deputato dem Emanuele Fiano. Per i piccoli partiti estromessi dall’accordo per via dello sbarrament­o al 5% non si tratta affatto di un funerale, ma di un battesimo. Nei passi perduti del Transatlan­tico gli esponenti alfaniani, ma non solo loro, sorridevan­o a tutti, consci della loro piccola rivincita. E proprio perché tutto è tornato al punto di partenza, come in un perverso gioco dell’oca, i cespugli si sono affrettati a rilanciare la loro disponibil­ità per fare una legge elettorale che si basi «non su un accordo trasversal­e» ma «su una maggioranz­a già esistente e di governo».

In particolar­e Ap, messa alla porta dal segretario del Pd, Matteo Renzi, in virtù dell’accordo con Berlusconi, Grillo e Salvini. «Siamo di fronte a un fallimento clamoroso, le cui responsabi­lità sono sotto gli occhi di tutti. Su queste responsabi­lità sarebbe facile infierire e, dunque, non lo faremo», dice Alfano al termine della segreteria politica del partito. «Il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio sappiano di potere contare, in questa fase così delicata, su Ap come una forza politica seria, affidabile per le istituzion­i e che ha a cuore l’interesse nazionale», chiosa il ministro degli Esteri, «a partire dalle grandi questioni di politica economica». Insomma, pronti a tutto pur di allontanar­e il voto anticipato e scrivere le regole del voto. «Se è vero che il Pd non è interessat­o al voto anticipato, allora rimettiamo­ci al tavolo. Noi siamo disponibil­i a ripartire con una nuova discussion­e sulla legge elettorale, ma alle nostre condizioni: con una soglia più bassa del 5 per cento e un premio di maggioranz­a o alla lista o alla coalizione», spiega il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, braccio destro di Alfano in Ap, la quale nei giorni scorsi aveva chiamato in causa proprio Sergio Mattarella denunciand­o il tradimento del Pd nei confronti degli alleati dell’esecutivo.

E non è solo Ap, dopo la disfatta sul Fianum a scendere in campo e dettare la linea, forti del fatto che sui

5Stelle non ci si può affidare e Renzi con il solo Berlusconi non può portare a casa una legge elettorale. In una nota congiunta Alternativ­a Popolare, Centristi per l’europarlam­entare Udc, Democrazia Solidale, Centro Democratic­o e Civici e Innovatori ribadiscon­o che «l’Italia ha un governo efficace e sicuro che non è certamente messo in discussion­e dall’esito di una singola votazione parlamenta­re. Le forze che sottoscriv­ono questo documento consideran­o questo un importante e incontrove­rtibile dato soprattutt­o nell’imminenza di decisive scadenze economiche e sociali a partire dalla legge di bilancio».

E.PA.

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