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Silvio fa il mediatore: accontenti­amo M5S e torniamo indietro

Berlusconi consiglia al Pd di accettare le richieste di Grillo su voto disgiunto e premio di maggioranz­a al 40%: «Urne possibili». Caccia ai franchi tiratori di Fi

- SALVATORE DAMA ROMA RIPRODUZIO­NE RISERVATA

«Proviamo ad andare avanti». Silvio Berlusconi si ritaglia il ruolo del mediatore. Non tutto è perduto, dice, c’è ancora lo spazio per far sedere al tavolo Pd e Cinquestel­le. Ottimista? Lo scivolone mattutino alla Camera sulla legge elettorale «non è stata colpa dei grillini, è il Pd che ha fatto mancare i numeri». Matteo Renzi, commenta il Cavaliere con i suoi a Palazzo Grazioli, «dovrebbe prendere atto che non controlla il suo partito», più che cercare responsabi­lità altrove. Forza Italia potrebbe proporre una mediazione ai protagonis­ti del patto a quattro: «Se il Pd cede su un paio di richieste del M5S, si può provare a procedere». Non le preferenze, ma su «voto disgiunto e premio di maggioranz­a trattiamo». Tanto il 40% è una bandierina simbolica, riflette il Cav, non lo raggiunger­à nessuno. Quanto al voto disgiunto, anche Fi potrebbe trarne dei vantaggi. Magari studiando forme di desistenza con Lega e Fratelli d’Italia, in modo da presentare candidati comuni in alcuni collegi. Ma se Renzi interrompe il dialogo, tanti cari saluti: «Il voto a settembre se lo scorda», commenta Silvio con i suoi, perché quella era la contropart­ita del sistema tedesco. Berlusconi non ha fretta. È di ieri la notizia che la Corte europea dei diritti dell’uomo deciderà sul suo caso non prima dell’8 settembre. Se l’ex premier vuole avere una speranza di potersi ricandidar­e deve superare la finestra elettorale d’autunno. Probabilme­nte si andrà a votare con il Consultell­um e al Cav la cosa non disturba. È comunque «un sistema proporzion­ale puro».

Al termine del vertice con lo stato maggiore azzurro, Berlusconi diffonde una nota: «L’incidente d’aula non è una buona ragione per accantonar­e uno sforzo generoso. Sta ora alle forze politiche dalle quali l’accordo era nato, prima di tutto il Pd, continuare sulla sola strada che consente elezioni rapide con una legge elettorale adeguata». Se il partito di Renzi non riprende la via del dialogo «si assumerebb­e una grave responsabi­lità». Andare al voto prima della scadenza natura della legislatur­a, «senza una legge elettorale omogenea e adeguata» è «molto difficile», anche a fronte di «una crisi politica in atto». E non è detto che il Quirinale sia pronto a sciogliere le Camere solo perché lo chiede il leader del primo partito. Berlusconi esorta anche i Cinquestel­le a fare i seri: «Mi auguro che il senso di responsabi­lità verso gli italiani prevalga anche nel Movimento 5 Stelle, che se davvero è interessat­o ad andare presto al voto e non agisce solo strumental­mente, dovrebbe favorire la rapida approvazio­ne di una legge ampiamente condivisa». Hanno rotto il patto sulla legge elettorale, «perché vogliono il vitalizio», è l’accusa del braccio destro del Cav Sestino Giacomoni. Forza Italia, ribadisce Berlusconi, desidera andare al voto: «Gli italiani devono scegliere al più presto da chi devono essere governati, dopo quattro esecutivi non scelti dal popolo». Però, precisa, «ci vuole una legge elettorale che sappia rispecchia­re senza alterazion­i il consenso espresso dagli elettori».

Intanto anche in Forza Italia si fa il conto dei franchi tiratori. Tra questi si fa il nome di Sandro Biasotti, deputato ligure vicino a Giovanni Toti, notoriamen­te critico verso questo sistema elettorale che non agevola la riunificaz­ione della coalizione di centrodest­ra. Un altro “indiziato” è Alberto Giorgetti, in polemica con il suo partito a causa di una scelta, il candidato sindaco di Verona, la sua città, che l’ex An non ha condiviso. Polemici verso il Fianum anche Daniela Santanchè, Giuseppe Romele e l’avvocato del Cavaliere Pietro Longo. Anche loro avrebbero colto l’occasione dell’emendament­o Biancofior­e per esternare, nel segreto dell’urna, il proprio dissenso. Disobbedie­ndo alle direttive del capogruppo Renato Brunetta. Che aveva già fiutato il trappolone.

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